Osservatore   Anonimo

NULLA e' MAI quello che SEMBRA ESSERE..... Forse.

 

STATISTICHE:

EFFETTI COLLATERALI

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      LE STATISTICHE

Putroppo in Italia il concetto di statistica e' indissolubilmente legato ad una poesia di Trilussa:

LA STATISTICA
di Trilussa

Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

Bella, accativante, piacevolmente sintetica, ma ha un difetto sostanziale, chiama statistica un analisi fatta su di un campine di due individui, decisamente pochi, per poterla chiamare statistica.

E' diffusissima l'abitudine di condiderare "statistica" qualsiasi grandezza espressa in percentuale, nulla di piu' falso, cominciamo quindi a chiarire questo punto:

Se prendo l'intera popolazione di un paesino, poniamo 5000 abitanti, e misuro l'altezza di tutti, alla fine sapro',ad esempio, che 3500 sono alti da un metro e settantuno in su, mentre i rimanenti 1500 sono alti meno di un metro e settantuno, cioe' da un metro e settanta in giu'.

Posso quindi affermare che il 70% della popolazione supera il metro e settanta mentre il 30% della popolazione ha un'altezza da un metro e settanta in giu'.

Questa ovviamente non e' un statistica ma soltanto l'espressione in percetuale di un dato misurato in tutta la sua interezza, senza approssimazioni, ne' estrapolazioni.

Pero' se tentassi di estendere questo dato, reale, all' intera popolazione Italiana, otterrei un risultato statistico, probabilmente grossolanamente sbagliato, il 70% di sessanta milioni,sono quarantadue milioni, ma asserire che 42 milioni di italiani superano il metro e sattanta, puo' casualmente anche essere vero ma probabilmente e' sbagliato, perche' ?

E qui entra in gioco un concetto fondamentale per la statistica, il campione.

Nel caso di cui sopra abbiamo usato come campione l'intera popolazione del paesino, tutta la popolazione, senza distinzioni, percio' se avessimo scelto un paesino di vecchi pensionati, con una natalita' bassissima, ci sarebbero pochi bambini, quindi poche persone sotto il metro metro e settanta, il che ci porterebbe, applicando la percetuale trovata, all'intera popolazione italiana, a sottovalutare gravemente il numero delle persone soto il metro e settanta.

Per fare una statistica sensata bisogna scegliere accuratamente il campione, che deve rappresentare, il piu' fedelmente possibile, la popolazione cui si vogliono applicare  i dati ricavati dal campione.

Il campione deve contenere un numero di maschi e di femmine percentualmente uguale a quello della popolazione totale, analogamente devono essere rappresentati aspetti come le fascie di eta', la distribuzione del livello culturale, la distribuzione delle posibilita' economiche, e cosi' via.

Ovviamente non e' facile costruire un campione del genere, ma alle difficolta' tecnico-scientifiche si somma la possibilita' , e l'opportunita', di manipolare i futuri esiti, ad esempio, scegliendo accuratamente le domande da porre in base alla distribuzione del livello culturale disponibile.

Questi sono i "sondaggi"; possono dare una dimensione realistica, e utile,  delle cose ma richiedono una preparazione accuratissima, un'onesta' intellettule enorme, e poi bisoga tener conto del fatto che spesso la gente risponde il contrario di quello che pensa, esprimendo con questo speranze e non opinioni, oppure semplicemente per odio verso i sondaggi.

Infine va' tenuto conto che anche le risultanze, del miglior sondaggio possibile,  possono essere presentate, dai media, in modo parziale, utilizzando certe parti dei risultati e non altre, in modo da dare un' immagine distorta dei risultati reali.

Ecco alcuni esempi dell'uso che si puo' fare delle statistiche:

AIDS

Nel Giugno del 1981 le autorita' sanitarie di Atlanta comunicarono che l'incidenza di una mallattia piuttosto rara, la polmonite da Pneumocystis carinii, era improvvisamente aumentata, manifestandosi in cique membri della comunita' omosessuale di Los Angeles, e si attribuiva quasta forma di contagio ad una deficienza cronica del sistema immunitario, comparsa improvvisamente, questo era un semplice dato statistico, che richiedeva ulteriori studi ed approfondimenti, ma non appena giunse ai giornalisti la nuova malattia  venne chiamata GRID (Gay-related immune deficiency) quindi le solite menti assetate di nulla (il termine "menti" e' evidentemente adulatorio) plaudirono alla comparsa, finalmente, di una punizione divina per l'omosessaualita'.

Nel frattempo si scopri' che la malattia non colpiva soltanto la comunita' degli omosessuali, ma anche quelle degli haitiani, degli emofiliaci e dei consumatori di eroina, cosi' la sindrome venne rinominata come "malattia 4H".

Tuttavia, dopo aver stabilito che l'AIDS non era limitato a quelle sole comunità, il termine AIDS venne introdotto nel luglio 1982 e utilizzato come corretta definizione della malattia dal settembre 1982, come Acquired Immune Deficiency Syndrome.

Pero' il danno era fatto, quindi la morte di una serie di personaggi, piu' o meno notoriamente omosessuali, Rock Hudson nel 1985, Nicholas Eden, membro gay del Parlamento inglese ( e figlio del defunto primo ministro Anthony Eden), nel 1985, Freddie Mercury, dei Queen nel 1991, Rudof Nureyef nel 1993, (e ho citato soltanto i piu' famosi), consolido' la credenza che l' AIDS fosse "roba da finocchi" il che provoco' certamente una noncuranza di tutte le altre categorie, cosi' i drogati continuarono ad infettarsi scambiandosi le siringhe, e persone perfettamente eterosessuali, contraevano l'infezione da prostitute che l'avevano presa da individui altrettanto perfettamente eterosessuali, portando il contagio in famiglia.

LA BORSA

Quando la Borsa cala, spesso, i giornali escono con titoli del tipo:

 "barsa a picco, perso il 4%, 800 milioni di Euro BRUCIATI"

Quando la borsa sale i titoli dei giornali dovrebbero essere del tipo:

"borsa alle stelle, guadagnato il 4%, 800 milioni di Euro CREATI DAL NULLA"

Ma titoli del genere non si vedono MAI, perche' ?

Semplice ! Mentre l'idea di centinaia di milioni spariti nel nulla e', agli occhi dei lettori, plausibile, abituati come sono a sparizioni quotidiane,  l'idea di centinaia di milioni creati dal nulla sarebbe ovviamente incredibile, e li spingerebbe a dubitare dei giornalisti, e diminuirebbe l'impatto negativo delle notizie date in quel modo, quindi i milioni si distruggono ma non si creano.

A parte il fatto che dovrebbe essere comunicato anche il volume degli scambi, dato che, a seconda che siano state vendute diecimila o dieci milioni di azioni, il significato della variazione percentuale del listino assume un significato completamente diverso.

A questo punto devo tentare di spiegare cosa e' la Borsa, cominciamo con cio' che e' in teoria, o meglio con cio' che era, ere fa:

La borsa e' il luogo dove gli imprenditori vendono il patrimonio delle loro aziende, suddiviso in piccole parti, le azioni, e dalla vendita delle azioni ricavano denaro contante per continuare a lavorare, espandersi, ed investire, nella loro attivita'.

Se i risultati sono buoni, cioe' l'azienda fa utili, il valore delle azioni sale, se gli utili calano, o i debiti crescono, il valore delle azioni cala.

Quindi l'unico modo, possibile, per un imprenditore, per far salire il valore delle sue azioni e' produrre di piu' e meglio, vendere di piu' e meglio, fare investimenti oculati, indebitarsi il meno possibile....           UNA FATICA !!!

Ma c'e' un modo alternativo, e scorretto, si comprano le proprie azioni, attarverso un intermediario anonimo, e le azioni salgono di valore, si' perche' la borsa non e' semplicemete una "borsa valori" ma e' anche e soprattutto una "borsa desideri", mi spiego, se una particolare azione viene comprata molto gli altri operatori di borsa pensano che, chi compra, sappia qualcosa che loro non sanno, quindi comprano a loro volta per mettersi al sicuro. Lo stesso meccanismo funziona alla rovescia, se una azione viene venduta molto gli altri pensano che chi vende sappia qualcosa che loro non sanno, quindi vendono a loro volta per mettersi al sicuro.

Questo significa che se una mattina, un numero sufficiente di operatori, pensa o desidera che un'azione salga o scenda di valore, la compra o la vende in abbondanza, alla sera, quell'azione, sara' salita o scesa come desiderato.

Tenete presente come e' formato il valore del listino, quanto guadagna o perde giornalmente la borsa; e' la media dei valori dei guadagni e delle perdite di ogni singola azione quotata, il "fixing" di ogni azione rispecchia il valore dell'ultima transazione della giornata, che sia passata di mano una singola azione od un milione di azioni. Se per esempio l'ultima transazione e' stata fatta vendendo una azione ad un prezzo ridotto del 5% questa sara il valore, dell'intero pacchetto azionario, rispetto alla quotazione all'apertura del mattino, quindi l'intera capitalizzazione decurtata del 5%, ma e' stata svenduta una sola azione, il risultato sarebbe lo stesso se ne fossero state svendute un milione. Per questo sarebbe opportuno che ogni sera fosse reso pubblico non solo il valore della variazione percentuale del listino, ma anche il volume degli scambi. 

Queste decisioni, e strategie, sono molto influenzate da voci, piu' o meno fondate, che circolano nell'ambiente, i "rumors", spesso messe in giro proprio dai diretti interessati.

Pero' c'e' la CONSOB che vigila, e questi giochi si possono sempre fare ma con molti limiti, per esempio le "vendite allo scoperto" possono essere limitate o vietate. Dimenticavo, "vendere allo scoperto" significa vendere azioni che non si sono ancora comprate, ed e' una pratica estremamente comune.

Allora bisogna inventare qualcosa di piu' legale e piu' redditizio, i "derivati", ma cos'e' un "derivato"?   Il primo e' stato certamente la posibilita' di comprare "listino", cioe' di comprare e vendere quote ricavate dall'andamento generale della borsa come se fossero azioni reali, quindi se la borsa sale del 2%, ed ho comprato il giorno prima, vendo le quote acquistate e guadagno il 2%, questi si' che sono soldi creati dal nulla, guadagno senza avere un patrimonio materiale e senza produrre ne' vendere alcun prodotto.

Questo meccanismo, perfettamente lecito, ha spinto molti industriali a trasformarsi in finanzieri, d'altra parte come dargli torto, chi gode di una vista molto limitata, scopre che puo' guadagnare molto di piu' giocando in borsa che producendo qualsiasi cosa, come indurlo a guaradare un po' nel futuro per scoprire che e' una politica suicida?

Poi e' arriva la "net economy", bastava che un' azienda che si chiamava, poniamo "Pippo", registrasse un dominio internet e diventasse "Pippo.com" per vedere il valore delle sue azioni decuplicato in pochi giorni, su quali basi ?, sulla base di "desideri" di "speranze" di ipotetici "future".

All'epoca Tiscali.com raggiunse una capitalizzazione in borsa pari o superiore a quella della Fiat, ma la Fiat produce e vende beni che chiunque puo' vedere e comprare, ha stablimenti ovunque, centinaia di migliaia di dipendenti, e cosi' via, mentre Tiscali aveva qualche ufficio in Sardegna.

Eppure milioni di azionisti comprarono azioni che erano sostanzialmente "virtuali", che erano soltanto la  rappresentazione statistica di "speranze", di "ipotesi" e "desideri". Nessuno stupore che la "bolla" sia scoppiata in pochi anni, dopo aver creato per alcuni, soldi "creati dal nulla", e, per moltissimi altri, vere perdite con soldi "bruciati", svaniti nel nulla.

Il fatto che esistano tuttora enormi realta' economiche, in internet, Google, Amazon e moltissime altre, che basano il loro valore sulla fornitura di servizi, e su fatturati di miliardi, non su "desideri", o su proiezioni statistiche inverosimili, non dimostra altro che le buone idee vanno comunque avanti, il difficile e' individuarle per tempo.

Finita la "net Economy" bisognava trovare un altro modo virtuale per continuare con gli enormi guadagni,  cosi' i "creativi della Finanza" produssero tutta una serie di nuovi "derivati", ad esmpio Bond ed obbligazioni,  crediti basati su garanzie consistenti nel "rating" delle banche di emissione,( sancito dalle apposite agenzie di "rating"), non su quello dei debitori.

A questo punto viene spotaneo chiedersi: 

"dove erano le apposite agenzie di rating mentre le banche vendevano ai loro clienti i "Bond Argentini", obbligazioni Enron, Parmalat  e via dicendo, di crak in crak" ??????

Dato che ho esordito con una poesia continuo con una storiella:

Ed ecco la storia dei bond come comincia....

 Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.

Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti).

La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città.

Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia.

Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. 

Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond.

I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano. Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond.

Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite.

A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi.

Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi.

Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada.

Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%.

La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza.

Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare.

Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%. Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce.

Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza.

Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero.

Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare.

Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio. 

E non  dimenticate MAI che:

GLI ECONOMISTI HANNO, SULL' ECONOMIA,

LO STESSO CONTROLLO CHE I METEOROLOGI HANNO SUL TEMPO.

ASSOLUTAMENTE NESSUNO.

Con la sola differenza che se i meteorlogi sbagliano al massimo ci bagnamo, mentre gli errori degli economisti possono costare carissimi, in termini reali, di economia, di denaro che scompare.

 MORTI BIANCHE


Qualche anno fa, era di moda, sui media, recitare la litania delle morti sul lavoro, erano all'ordine del giorno gli accorati appelli delle massime autorita', e tutti davano per scontato un dato statistico apparentemente esatto, mentre in tutta Europa i morti sul lavoro diminuivano, in italia questo non accadeva, od accadeva in misura molto minore, e comunque il numero dei morti sul lavoro era molto piu' alto in Italia che nel resto dell' Europa.

Io, avendo qualche conoscenza sull'argomento, ero molto perplesso dai numeri che circolavano  allora, in particolare mi stupiva che l' INPS dichiarasse contemporaneamente che il numero totale dei morti sul lavoro era in diminuzione costate da oltre vent'anni, in Italia come in Europa, ponendo l'Italia nella fascia alta per tasso di diminuzione, e che poi dichiarasse un numero di morti, 1120 nel 2008, molto piu' alto del resto dell' Europa.

Come mia abitudine, quando qualcosa non mi convince mi documento, ho letto tutti i rapporti INPS, CENSIS, ed ogni altro disponibile, ed ho scoperto l'ennesimo esempio di "uso distorto delle statistiche".

In Italia, unico paese in Europa, l'INPS conta anche le cosiddette "morti in itinere", (cioe' gli incidenti mortali che accadono, non sul posto di lavoro, ma durante il percorso per andare e tornare dal lavoro), mentre tutto il resto dell'Europa li conteggia solo come incidenti stradali. Dato che le morti in itinere ammontano ad oltre il 30% del totale, rimangono circa 700 morti sul lavoro che e' perfettamente in linea col resto dell' Europa.

Quindi, oltre a conteggiare due volte i morti, un volta come incidente sul lavoro, ed una come incidente stradale, i dati cosi' ricavati producono informazioni del tutto distorte perche' ottenute confrontando dati ottenuti con sistemi di calcolo diversi.

Queste informazioni statistiche, in se corrette, possono essere usate dai giornalisti per indurre un'atmosfera deprimente, per generare paure e giudizi comletamete falsi, inducendo anche le massime autorita' a proclamare appelli destituiti di ogni fondamento, e permettendo al cogl....one di turno, nella persona di un segretario, di un partitucolo, ad esempio, di parlare di "disprezzo della sicurezza in nome del profitto", di classe operaia come "il ventre molle della societa'", e via farneticando.

Stavo pensando a come fosse possibile evidenziare la cosa quando una mattina, alla radio annunciarono una trasmissione dal titolo : "La mortalita’ sul lavoro e’ in diminuzione in tutta Europa ma in Italia meno."

Cio' produsse la mia Email che segue :

Per : Redazione  Radio Anch’io

All’attenzione di : Giorgio Zanchini

Da : ...FIRMA..... Osservatore Anonimo

 Riferimento trasmissione del 12/02/2008 – Argomento : incidenti sul lavoro.

 Ieri mattina ho ascoltato una parte della trasmissione, solo la parte iniziale.

Dato che l’argomento “morti bianche” e’ funestamente di moda, ero curioso di sentire come e da chi sarebbe stato trattato.

Quando ho sentito l’intervento di Giorgini (INAIL) ho ascoltato con attenzione ogni parola e l’ho sentito dire che, utilizzando il metodo statistico di Eurostat, l’Italia si colloca nella fascia alta dei paesi  Europei, per il trend di diminuzione della mortalita’, nella fascia alta ed al di sopra della media Europea.

Lei ha colto immediatamente che l’affermazione di Giorgini era in totale contraddizione con l’assunto iniziale della trasmissione, alla sua richiesta di chiarimento Giorgini ha ripetuto, parola per parola, la sua affermazione precedente, senza chiarire il concetto, credo che se l’avesse fatto sarebbe stato azzannato alla gola dai presenti.

A questo punto, poco dopo, ho dovuto interrompere l’ascolto e mi e’ rimasta la curiosita’ di cosa ne fosse stato nel seguito della trasmissione.

Ieri sera ho scaricato il file MP3 della trasmissione e l’ho ascoltata per intero.

Come temevo l’argomento non e’ piu’ stato minimamente sfiorato, lasciando tutto lo spazio alle diagnosi, prognosi e querimonie, di presenti ed ascoltatori.

Mi rendo conto che, proseguire in quella direzione, avrebbe svuotato completamente la trasmissione di qualsiasi significato, dato l’assunto iniziale : La mortalita’ sul lavoro e’ in diminuzione in tutta Europa ma in Italia meno, ma continuando, ed evitando di approfondire l’argomento dei metodi statistici, la trasmissione e’ risultata altrettanto vacua e, soprattutto, non ha fornito agli ascoltatori alcuna informazione, al contrario ha contribuito a consolidare un dato erroneo.

La rimando a questo chilometrico link :

http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/

Gli_incidenti_sul_lavoro%3A_un_confronto_sui_dati_europei_%28II%29?fb=keywords

 PURTROPPO L'ARTCOLO NON E' PIU' DISPONIBILE SUL SITO  

dove viene chiarito che il metodo utilizzato in Italia, comprende nella statistica della mortalita’ sul lavoro anche i decessi derivanti da incidenti stradali, sia pur in orario di lavoro (e quindi a carico INAIL), al di la’ di considerazioni sulla validita’ del metodo ( i decessi per incidenti stradali in orario di lavoro, vengono conteggiati due volte, una come “morti bianche”  ed un’altra come mortalita’ stradale ) appare evidente che dati numerici ricavati con metodi diversi NON SONO COMPARABILI TRA DI LORO, quindi, usarli strumentalmente per alimentare l’onda emotiva generata da un grave incidente (Torino) e’, per usare un eufemismo, piuttosto scorretto.

 Inoltre, l’articolo al link citato, si conclude cosi’ :

Conclusione

Sembra dunque che gran parte della maggiore pericolosità dell'ambiente di lavoro in Italia rispetto alla media europea sia dovuta in realtà ad una maggiore pericolosità delle strade italiane. Non ho trovato grossi effetti dovuti alla composizione della forza lavoro. Anche di questo occorrerebbe tener conto nel dibattito politico.

 Purtroppo l’affermazione sulla pericolosita’ delle strade italiane e’ almeno messa in discussione dalla tabella riportata nella pagina seguente, da cui si legge che l’italia non sta peggio di gran parte dei paesi Europei ed meglio di alcuni. I dati sono del 2003 ma dato che anche questa mortalita’ e’ in diminuzione, lasciamo perdere le ragioni, i dati degli anni successivi dovrebbero essere migliorati nel frattempo.

A lei trarre le somme e le conseguenze di quanto sopra.

P.S.

Noi ci siamo gia’ incontrati, alcuni anni fa, sempre per Email e sempre in relazione ad una trasmissione radio, l’altra volta si parlava di genetica ed in particolare di trasposizione di geni tra specie molto diverse.

Allora apprezzai molto la sua sollecita risposta ed e’ per questa ragione che mi sono rivolto direttamente a lei, altrimenti mi sarei limitato a mandarvi una sarcastica reprimenda.

 Cordiali saluti

...FIRMA....

Osservatore Anonimo

Tabella riassuntiva della mortalità stradale

Morti per 1 Miliardo Vehic·km

anno 2003

 

Morti per 1 Miliardo Vehic·km

anno 2003

Paese (in ordine alfabetico)

Percentuale

 

Paese (ri-ordinato per percentuale)

Percentuale

Australia

8.0

 

Finlandia

7.6

Austria

11.7

 

Regno Unito

7.6

Belgio

16.3

 

Olanda

7.7

Canada

8.9

 

Australia

8.0

Repubblica Ceca

31.7

 

Norvegia

8.3

Danimarca

9.7

 

Svezia

8.3

Finlandia

7.6

 

Svizzera

8.8

Francia

10.9

 

Canada

8.9

Germania

9.7

 

Stati Uniti

9.4

Grecia

26.7

 

Danimarca

9.7

Islanda

16.0

 

Germania

9.7

Irlanda

10.9

 

Francia

10.9

Italia

10.9

 

Irlanda

10.9

Giappone

11.2

 

Italia

10.9

Corea

26.0

 

Giappone

11.2

Olanda

7.7

 

Austria

11.7

Nuova Zelanda

12.4

 

Nuova Zelanda

12.4

Norvegia

8.3

 

Islanda

16.0

Repubblica Slovacca

46.9

 

Belgio

16.3

Slovenia

16.7

 

Slovenia

16.7

Svezia

8.3

 

Corea

26.0

Svizzera

8.8

 

Grecia

26.7

Regno Unito

7.6

 

Repubblica Ceca

31.7

Stati Uniti

9.4

 

Repubblica Slovacca

46.9

fonte: International Road Traffic and Accident Database (IRTAD); tutti i paesi sono presentati con le percentuali di mortalità medie.

 

 Ottenni immediatamemte la seguente risposta :

Gentile  Osservatore Anonimo

in effetti lei ha fatto un'analisi dei miei movimenti psichici piuttosto vicina al vero. Al mattino, prima della trasmissione, avevo letto un'intervista a Bombassei in cui diceva che fatta la tara degli incidenti in itinere il dato italiano è confortante. Poi in trasmissione Giorgini ripete la cosa. Io son rimasto un po' appeso, perché veniva meno l'assunto iniziale. L'ho colpevolmente tralasciato, però mi pare di esser riuscito a spostare il tiro e a dare informazioni sulle debolezze del sistema italiano. Ma forse no.

Un caro saluto

Giorgio Zanchini

-----Messaggio originale-----
Da: Redazione radioanchio
Inviato: giovedì 14 febbraio 2008 8.11
A: Zanchini Giorgio
Oggetto: I: Radio anch'io del 12/02/2008 all'att. di Giorgio Zanchini

E la mia risposta finale fu la seguente:

Grazie innanzitutto per la sollecita risposta.

 Sono lieto di aver interpretato correttamente l'accaduto, mi sforzo di essere un ascoltatore attento.

Per questa ragione, considerando quante affermazioni, vengono regolarmente presentate come "dati di fatto" e che talvolta sono basate su dati reali malamente interpretati, altre volte gratuitamente o dolosamente incomplete o false, se dovessi scrivere a tutti i responsabili diventerebbe un lavoro a tempo pieno, piu' straordinari e senza ferie.

Percio' mi limito a mandare le mie osservazioni esclusivamente a chi considero un serio professionista, in realta' non scrivo molto.

 A proposito di professionalita', lei pensa che sarebbe possiibile mandare in onda una trasmissione iniziando con :

"nonostante il numero degli incidenti mortali sul lavoro sia in diminuzione, sia in Europa come in Italia, cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione e portarci cosi' all'avanguardia ?"

magari Invitando gli stessi ospiti.

Sarebbe possibile od i "costi" (in ogni accezione possibile del termine) sarebbero insostenibili ?

 

Cordiali saluti

.......FIRMA .........  Osservatore Anonimo

Un paio di mesi dopo ebbi l'occasione di tornare sull'argomento, questa volta senza risposta :

Per : Redazione  Radio Anch’io

All’attenzione di : Antonio Caprarica

Da : ......FIRMA .........  Osservatore Anonimo

 Riferimento trasmissione del 03/04/2008 – Argomento : a tu per tu con i leader

 Giovedi’ mattina ho ascoltato i primi venti minuti circa della trasmissione, e’ stata mandata in onda la telefonata di un ascoltatore che ha prima, affermato che “gli incidenti ed i morti sul lavoro sono piu’ numerosi in Italia che in altri paesi anche piu’ liberisti ” ha poi proseguito suggerendo che cio’ sia dovuto al lavoro nero, molto piu’ diffuso in Italia che negli altri paesi. “anche piu’ liberisti”. (ho scaricato e riascoltato l’ MP3 della trasmissione)

Naturalmente, il politico di turno ha immediatamente approfittato dell’assist per lanciarsi nella consueta tirata sulla (irr)responsabilita’ delle aziende, sulla concorrenza malata, e sulla politica italiana che ha reso i lavoratori “il ventre molle” del paese.

Ovviamente l’ascoltatore ed il politico hanno assoluto ed insindacabile diritto di avere le proprie opinioni, ma sarebbe opportuno, e corretto, che fossero basate su fatti documentati e non su lugubri litanie mediatiche.

Per brevita’ allego la mia Email, riferita alla trasmissione del 12/02/08, ed inviata a Giorgio Zanchini che la conduceva, (oltre alla sua risposta ed alla mia ulteriore Email conclusiva).

Se leggera’ la documentazione allegata e linkata alla suddetta Email, potra’ meglio comprendere la ragione di questa mia:

1)  L’ascoltatore citato, vittima del modo, assolutamente deprecabile, con cui vengono fornite le informazioni (su qualunque argomento); si e’ formato un’opinione basata su numeri veri ma usati in modo scorretto e strumentale.

Tra l’altro, la settimana scorsa, ho sentito, in un GR di un’altra rete Rai, che erano stati pubblicati i dati INAIL relativi agli  incidenti sul lavoro, e’ stato detto che in Italia, come in tutta Europa, il loro numero e’ in costante diminuzione da oltre vent’anni, poi, in frettolosa conclusione, e’ stato detto che oltre un terzo degli incidenti mortali avviene negli spostamenti (temo, ma non ne sono certo, che per massimo di chiarezza, vista l’avvenuta sepoltura del Latino, sia stata usata l’espressione “in itinere”).

E’ stato l’unico notiziario che ho scoltato, in quel giorno e successivi, in cui veniva data l’informazione, ma ovviamente gli amori di illustri politici ed i particolari orripilanti sugli omicidi “a la page”, meritano, quelli si’, il massimo rilievo.

Apprezzo lo sforzo di dare un dato completo, ma senza l’informazione che l’Europa usa un metodo di calcolo diverso, l’informazione rimane sostanzialmente FALSA e capace soltanto di impedire il formarsi di opinioni coerenti con i fatti.

2)  Il politico di turno, che RIFIUTO di CREDERE non conosca alla perfezione i fatti, i numeri ed i metodi di calcolo relativi, usa l’occasione, fornitagli da un’opinione ingenuamente basata su informazioni incomplete, per tirare acqua (non proprio pura) al proprio mulino politico.

 Conclusione, un modo, quantomeno discutibile, di informare produce cittadini ignoranti e mal informati (non solo per colpa loro) permettendo a politici spregiudicati di approfittarne per sostenere le loro tesi.

Non rendetevi complici e causa di un simile meccanismo perverso.

Se pensate che faccia “audience” elencare quotidianamente le tre “morti bianche”, che si contano ogni giorno sul lavoro (in media ovviamente), cominciate ad elencare anche i venti morti in incidenti stradali, che si contano ogni giorno, (con straziante contorno di orfani in lacrime e vedove in gramaglie),  precisando pero’ che uno di questi e’ gia’ compreso nei tre di cui sopra.

Sono convinto che anche un solo morto all’ anno potrebbe essere considerato troppo, ma questo, casomai, potrebbe essere indicato come obiettivo da raggiungere, fornendo nel contempo informazione rigorosa e promuovendo la responsabilizzazione di tutti gli interessati, senza indulgere nella creazione emotiva di carnefici e vittime.

Ho lavorato una quidicina d’anni in uno stabilimento industriale petrolifero e tra i miei compiti c’era quello di occuparmi degli impianti, delle dotazioni di sicurezza e della relativa istruzione  del personale. Ho vissuto molto di queste problematiche.

Cordiali saluti

......FIRMA .........  Osservatore Anonimo

FEMMINICIDIO

 Per questo argomento statistico vedere l'articolo precedente :

 

FEMMINICIDIO??....NO MASCHICIDIO!!!!  

INVETTIVA DI FERRAGOSTO

Per ora l'argomento "statistica ed effetti collaterali" e' concluso.

Ho cominciato con una poesia, ho continuato con una storiella, finisco con una barzelletta:

Ci sono tre professori di Statistica che vanno a caccia di lepri. 

Ad un tratto ne vedono una. 

Il primo spara ... un metro a destra. 

Il secondo spara ... un metro a sinistra. 

Il terzo esclama: 'L'abbiamo presa! '.


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