Osservatore   Anonimo

NULLA e' MAI quello che SEMBRA ESSERE..... Forse.

 

     R.S.U. STORIA       

FINITA .. PER ORA

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Questa, qui accanto, e' una illusione ottica, anche il titolo di questa pagina lo e'.

Si ratta di un oggetto che non puo' esistere, che non potra' mai essere costruito, ma che a prima vista sembra reale. 

Si possono costrure oggetti apparentemente simili, ma non questo.

Questo e' un problema paratico, si scontra con la realta' fisica delle cose.

Il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani e' un problema dello stesso tipo, quantita', peso, tecnologie, residui, sono tutte grandezze fisiche con cui bisogna fare i conti, non possono essere eluse od aggirate in alcun modo.

Eppure il problema viene spesso affrontato come se fosse una questione ideologica, con posizioni fideistiche, inconciliabili con la fisicita' dei fattori in gioco.

 

 

              

Finita nel silenzio la disputa di prima, alcuni mesi dopo, ho iniziato a pubblicare, sul "giornalino" una piccola serie di articoli, ultimo tentativo di stabilire dei parametri razionali e praticamente affrontabili per il problema.

 

PRIMO ARTICOLO  Ottobre 2008

 

UN TENTATIVO di FARE il PUNTO sui RIFIUTI

1) Le dimensioni del problema:

 Per cogliere completamente la rilevanza di un problema e’ assolutamente indispensabile avere chiare le reali dimensioni fisiche di cio’ che costituisce il problema.

La Campania conta circa 5.800.000 abitanti

Che producono  circa 1,3 Kg di rifiuti/giorno a testa.

Cioe’ oltre 470 Kg/anno a testa.

Pari ad un totale di oltre 2.700.000 Tonnellate/anno.

(Elaborazoni APAT su dati EUROSTAT)

Per dare un’ idea visiva di cosa siano 2.700.000 (Duemilioni e settecentomila) tonnellate di rifiuti, ricorrero’ ad una immagine universalmente nota, un campo di calcio (dimensioni standard FIFA 105x68 metri, pari a 7.140 metri quadri).

 Una balla di rifiuti compattati, con un volume di circa un metro cubo, pesa in media 700 Kg (i rifiuti sfusi arrivano ad un volume anche 9-10 volte superiore)

 Ora immaginiamo di accatastare le balle sul campo di calcio, circa 5.000 tonnellate ogni strato, per un metro di altezza, per arrivare a 2.700.000 tonnellate bisogna sovrapporre 540 strati, cioe’ 540 metri di altezza, 216 metri piu’ alta della Tour Eiffel (324 metri), 32 metri piu’ alto del del piu’ alto edificio del mondo, il Tapei Financial Center di Taiwan (508 metri).  

                

 Immaginate di fare l’operazione al San Paolo, da Fuorigrotta, su tutta Napoli, su tutta la Campania, svetterebbe la “Munnez Fetent Tower”.

Ed ogni anno c’e’ pronto materiale per costruirne un’altra.

 Inoltre, (a seconda delle stime circolanti, piu’ o meno attendibili) risultano accatastate qua e la’, da sei ad otto milioni di Ecoballe (da leggere senza eco), prodotte illegalmente dai finti CDR in 15 anni di “commmissariamenti” vari, che rappresentano una ulteriore quantita’ giacente di rifiuti compresa tra  un minimo di 4 ed un massimo di 6 milioni di  tonnellate, cioe’ quasi altre due torri.

 2) I progetti di soluzione in corso:

Unico impianto esistente da completare entro fine anno 2008:

Termovalorizzatore di Acerra, Capacita’  600.000 tonnellate/anno

Impianti da Costruire :

Termovalorizzatore di Salerno, Capacita’  600.000 tonnellate/anno

Termovalorizzatore di S. Maria La Fossa, Capacita’   400.000 tonnellate/anno  

Termovalorizzatore di Napoli, Capacita’ 400.000 tonnellate/anno

 Supponendo di usare il Termovalorizzatore di Acerra esclusivamente per le …Balle, iniziando a lavorare il primo Gennaio 2009, e lavorando a piena capacita’, e senza interruzioni, finirebbe di smaltirle tra il 2015 ed il 2019 a seconda del quantitativo reale accumulato.

Nel frattempo verranno prodotti tra 18 e 27 milioni di tonnellate di rifiuti che dovranno essere comunque smaltiti.

 Cio’ significa che gli altri tre, purtroppo ancora ipotetici impianti, con una capacita’ totale di smaltimento di 1.400.000 tonnellate/anno, riuscirebbero a smaltire, nello stesso periodo di tempo, poco piu’ della meta’ dei 2.700.000 tonnellate prodotte annualmente.

Rimarrebbero “inevase” 1.300.000 tonnellate/anno che non potrebbero che finire in discarica.

Se ne puo’ agevolmente dedurre che il dimensionamento del progetto attuale e’  insufficiente per risolvere il problema dei rifiuti in Campania.

A meno che ……

3) Raccolta Differenziata:

 La Raccolta Differenziata in Italia, al 2005 aveva raggiunto il 24,3%, su scala nazionale, mentre la Campania era al 10%, dopo una decina d’anni di “emergenza”.

Quindi, togliendo il 10% ai 2.700.000 tonnellate/anno di rifiuti prodotti, ne rimangono 2.430.000 da smaltire, a fronte di 1.400.000 di capacita’ dei termovalorizzatori.

Da allora sono stati certamente conseguiti ulteriori obiettivi, ma non mi risulta che le effettive percentuali raggiunte, si siano allontanate molto dall’irrisorieta’.

Per ridurre la quantita’ da smaltire, adeguandola alla capacita’ dei prossimi termovalorizzatori, bisogna che la percentuale della raccolta differenziata arrivi, subito, almeno al 50%, visto che Acerra sara’ impegnato per una decina d’anni a smaltire …Balle.

Nel frattempo esistono soltanto le discariche ed i costi esorbitanti dei viaggi in Germania.

Per inciso, con il costo di quasi 15 anni di “emergenza rifiuti”, si sarebbero potute finanziare un paio di missioni interplanetarie ESA-NASA o dieci anni di ricerca sul cancro, a scelta.

 4) Compostaggio e Riciclaggio.

 Allo stato attuale, compostaggio e riciclaggio restano progetti che richiederanno anni di impegno e di duro lavoro, anni nei quali ogni cittadino campano continuera’ a produrre i suoi 1300 grammi di rifiuti al giorno.

Per il compostaggio bisogna costruire ed avviare un numero adeguato di impianti, ed organizzare la distribuzione, del terriccio fertile prodotto, agli utilizzatori agricoli.

Per il riciclaggio, un esempio per tutti:

In provincia di Caserta esiste un impianto capace di riciclare oltre 20.000 tonnellate/anno di bottiglie di palstica (PET), attualmente ne raccoglie in Campania circa  di 3.500 tonnellate/anno il resto del fabbisogno lo acquista in varie regioni italiane.

Intanto Il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) resta in attesa del conferimento del differenziato, da parte dei Comuni Campani, nonostante che l’accordo esistente, tra ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e CONAI, altrove, in Italia, funzioni, e da molti anni.  

Quindi il CONAI non trasferisce ai suddetti Comuni le somme che i cittadini hanno pagato con la tassa sugli imballaggi, il Contributo CONAI

5) Il futuro

 In questi tempi di “emergenza” spuntano, come funghi in autunno, le nuove tecnologie, le soluzioni “semplici” di ogni problema, il tutto farcito di termini piu’ o meno spericolatamente scientifici.

Quindi recentemente avrete sentito parlare di Dissociazione Molecolare, Pirolisi, Termolisi, Torcie al Plasma, Gassificazione,  il tutto condito con promesse di Impatto Ambientale nullo, assenza totale di scorie, recupero di energia a costo zero, sottoprodotti solidi, liquidi o gassosi utilizzabili come combustibili, e cosi’ via.

Purtroppo, di norma. non esistono soluzioni “semplici” a problemi “complessi”.

Vediamo rapidamente cos’e’ la Dissociazione Molecolare;

 Il materiale, composto essenzialmente da sostanze di origine organica, viene esposto ad un getto di azoto ( aria priva dell’ossigeno) surriscaldato, che lo porta ad alta temperatura (tra 300 ed 800 gradi), in queste condizioni non avviene la combustione ma, le molecole organiche complesse, si scompongono in molecole piu’ semplici, viene chiamata Pirolisi o Termolisi.

Il processo, a seconda della temperatura, da’ origine ad un prodotto carbonioso solido, oppure ad un liquido, composto da una miscela di idrocarburi, oppure ad un gas combustibile.

Ad esempio; il processo con cui si ottiene il carbone di legna, altro non e’ che una Pirolisi a bassa temperatura in carenza di ossigeno, analogamente al processo che, sino agli inizi del 900, veniva usato per produrre l’alcool metilico.

Quale fonte di calore, per otenere la dissociazione molecolare, si puo’ usare una Torcia al Plasma, un getto di gas inerte, soffiato attraverso un arco elettrico che lo ionizza, (plasma) e puo’ raggiungere temperature di 1500-2500 gradi a seconda della potenza elettrica dell’arco utilizzato.

Esistono decine di varianti tecnologiche atte ad applicare la Dissociazione Molecolare allo smaltimento dei rifiuti.

Tutte hanno alcune caratteristiche comuni:

I rifiuti, prima di essere immessi nell’impianto, devono subire vari trattamenti.

Per i processi a bassa temperatura e’ necessario che siano composti quasi esclusivamente da materiali organici, e poco o niente metalli, quindi devono essere preselezionati.

Deve essere eliminata gran parte dell’acqua che contengono, che poi dovra’ essere depurata per essere smaltita nel modo piu’ adeguato.

E’ opportuno triturarli per migliorare l’efficienza del processo.

I vari combustibili prodotti devono essere ulteriormente trattati e purificati, quindi immagazzinati, per il successivo utilizzo nello stesso impianto, o distribuiti ad altri utilizzatori.

Non bisogna dimenticare che i combustibili cosi’ ottenuti, quando verranno utilizzati per produrre energia, produrranno anidride carbonica, come un qualsiasi altro combustibile.

Infine rimane sempre una frazione che non puo’ essere dissociata e che, estratta dall’impianto, potra’ essere compattata o vetrificata per il successivo stoccaggio.

 La tecnologia delle Torcie al Plasma e’ stata introdotta negli anni 90 dalla NASA per smaltire rifiuti di qualsiasi tipo, non organici, apparecchiature elettroniche, materiali sintetici non altrimenti riutilizzabili etc etc. il tutto in piccole quantita’.

E’ molto efficiente, produce gas combustibili riutilizzabili, il residuo solido rimanente e’ gia’ vetrificato ed inerte e puo’ essere stoccato senza grandi problemi.

Consuma una quantita’ notevolissima di energia elettrica, necessaria per alimentare l’arco elettrico che produce il plasma.

Permette di smaltire qualsiasi materiale alla rinfusa senza un precedente trattamento, salvo la triturazione, pero’, se non si procede ad una differenziazione preventiva, tutti i materiali, potenzialmente riutilizzabili, finiscono inglobati nella massa vetrosa, e cio’ rappresenta un enorme spreco di preziose materie prime.

 Attualmente non esistono apparecchiature di questo tipo installate in Italia, salvo alcuni impianti pilota in fase di sperimentazione e studio, per vederne uno in funzione bisogna andare in Germania, negli USA od in Giappone.

E’ piuttosto improbabile che qualcuno di quelli in corso di test possa dar seguito ad un impianto utilizzabile su vasta scala prima di almeno tre anni.

Si tratta generalmente di impianti studiati per sopperire a necessita’ di eliminazione rapida di quantita’ limitate di rifiuti in casi di emergenza quali, incidenti industriali e non, calamita’ naturali etc. infatti alcuni di essi sono progettati in versione mobile, cioe’ trasportabili su strada, TIR, o via mare, piccole navi, chiatte etc.

 In conclusione, sono convinto che qualcuna di queste tecnologie, od una loro combinazione, rappresenti il futuro dello smaltimento dei rifiuti, nel frattempo, pero’ la raccolta differenziata dovra’ raggiungere livelli adeguati, gli impianti di compostaggio e riciclaggio dovranno essere realizzati e lavorare a pieno ritmo, le ricerche e le sperimentazioni di queste tecnologie, e di molte altre, dovranno essere adeguatamente promosse e finanziate, infine dovranno essere attivati meccanismi di controllo (legale, sanitario e tecnico, della gestione di tutto il processo) a prova di disonesto.

Rimane un' ultima risorsa, riempire il cratere del Vesuvio, facciamo due calcoli:

                                                                   

Il volume interno del cratere e’ di circa 18 milioni di metri cubi che tradotto in spazzatura fa’ meno di 13 milioni di tonnellate, meno di 5 anni di autonomia, al lordo di quella che gia’ ci buttano i turisti.                Mettendoci anche le (eco)balle l’autonomia scende a meno di due anni, anche quaesta trovata risulta insufficiente, inoltre, un eventuale risveglio del vulcano, produrrebbe, oltre al resto, la piu' spettacolare pioggia di sempre, altro che Pompei !!!.

 

 

                                                                                                  

 SECONDO ARTICOLO  Novembre 2008

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA:  DUE PUNTI e …………………….

 Molto spesso, troppo spesso, si mette una bella etichetta su di una scatola e ci si scorda, o non ci si e’ mai occupati di sapere, cosa ci sia dentro.

Quando andiamo a far benzina alla pompa l’unica cosa che ci preoccupiamo di sapere e’ quanto costa, o meglio, di quanta ce ne danno per 5 o 10 Euro.

Pero’ dentro la scatola “benzina” c’e’ una serie lunghissima di passaggi, ciascuno dei quali richiede lavoro, investimenti, attrezzature ed infrastrutture.
(Giacimenti, pozzi, serbatoi, navi ed oleodotti per il greggio, raffinerie, serbatoi, navi ed oleodotti ( non le stesse di prima ) per i prodotti finiti, ed infine, altri serbatoi, autobotti ed una estesissima rete di distributori per i carburanti, dove finalmente potremo fare il pieno. )

Da anni e’ in vendita una scatola, graziosamente decorata, cui recentemente sono spuntate anche un paio di aluccie angeliche, l’etichetta dice :

”Raccolta Differenziata”, ora apriamo la scatola e vediamo cosa contiene.

I Rifiuti Solidi Urbani (RSU) sono costituti da tre frazioni principali :

Umido:la parte organica, vegetale ed animale, che ne rappresenta circa il 31%

Imballaggi: Carta,Cartone,Plastica, vetro, metalli etc. per circa il  56%

Altro: tutto cio’ che non rientra nelle due precedenti frazioni  per circa il 13%

Quindi, oltre la meta’ dei RSU e’ costituita da rifiuti di Imballaggi, e’ evidente che il primo intervento logico e’ la riduzione al minimo indispensabile degli imballaggi stessi. Esistono gia’ direttive Europee e leggi nazionali che disciplinano questo settore, molte andrebbero semplicemente applicate, altre dovrebbero essere elaborate, promulgate ed applicate.

E’ stupido, da qualsiasi punto di vista lo si consideri, mettere un tubetto di colla, da tre grammi, in un blister venti volte piu’ ingombrante del prodotto che contiene e cinque volte piu’ pesante, e non e’ solo un problema di rifiuti, trasportare prodotti cosi’ sontuosamente imballati comporta un numero di viaggi molto superiore, dato l’ingombro, che se il prodotto fosse confezionato al minimo indispensabile, ed i viaggi degli autocarri costano in gasolio, traffico ed inquinamento.

La frazione di imballaggi e’ sostanzialmente quella cui andrebbe applicata la raccolta differenziata, dato che in gran parte e’ costituita da materiali recuperabili e riciclabili in altri prodotti utilizzabili.

 

QUINDI E’ ORA DI DIFFERENZIARE

 

Convincere la gente a praticare la differenziazione dei rifiuti urta contro un aspetto psicologico non trascurabile; il gesto liberatorio di “buttare via”, (eredita’ di tempi in cui solo i “ricchi” potevano permettersi di “buttare”, gli altri dovevavo riusare e riciclare tutto per generazioni ) e’ tuttora percepito come segno di opulenza, quindi complicarlo con regole e distinzioni, non sempre molto chiare, trasforma il gesto liberatorio in una corvee vagamente vessatoria.

Per giunta ci sono quei cinque o sei nuovi bidoni che non entrano mai tutti sotto il lavello di cucina

Se poi, chi comunque nonostante tutto, si applica diligentemente, vede, una mattina, il camion con le luci gialle rotanti, che svuota i tutti i cassonetti, senza distinzioni, nello stesso compattatore, trova finalmente una giustificazione, questa veramente liberatoria, si sente preso per i fondelli e cessa di porsi il problema della detestata Raccolta Differenziata.

Il Comune interessato, supponendo che non cada in questa tragica “svista”, dovrebbe aver predisposto delle apposite aree dove immagazzinare le varie categorie di materiali riciclabili, dovrebbe poi provvedere a trasportare ciascuna categoria, separatamente, sino agli impianti gia’ esistenti, che sono attrezzati per lavorare i materiali recuperati, e ricavarne materie prime, che altre industrie utilizzeranno per  confezionare nuovi oggetti di uso comune.

Le bottiglie dell’acqua minerale sono fatte di una plastica (PET) che viene trasformata in granulato poliestere, che poi viene filato e tessuto, con cotone, lana ed altre fibre naturali. ed utilizzato per confezionare capi di abbigliamento.

Sarebbe opportuno che le bottiglie fossero tutte trasparenti, non colorate, cio’ renderebbe piu’ economico e rapido il riciclaggio, evitando la cernita manuale; sarebbe sufficiente che, una apposita disposizione di legge, stabilisse che le bottiglie di PET debbano essere invariabilmente incolori, dato che contengono acqua, il colore non ha alcuna influenza sul contenuto.

Invece le bottiglie di vetro, spesso devono contenere liquidi ( birra, vino etc ) la cui composizione chimica puo’ essere alterata dalla luce esterna, percio,’ in questi casi, devono essere colorate, pero’, dato che non e’ possibile fare vetro incolore con vetri colorati, In alcuni paesi Europei, la raccolta del vetro viene effettuata, gia’ da alcuni anni, separandolo per colore.

Noi per ora ci potremmo accontentare di non mettere un po’ di tutto nelle campane del vetro, sacchetti di palstica, tappi metallici e soprattutto materiali ceramici, (che con il vetro hanno in comune soltanto la fragilita’, ma una sola tazzina, un piattino di ceramica, possono rovinare la qualita’ di una intera campana di vetro).

Il Comune, poi, dovrebbe provvedere a svuotare le campane quando sono piene, evitando di commettere un’altra tragica “svista”, e quindi evitando di fornire comodi alibi a chi gia’ non aspetta altro.

Ognuna di queste operazioni comporta una serie di costi, richiede organizzazione logistica, personale adeguato alle necessita’, capacita’ di controllo di ogni fase del processo, organizzazione amministrativa che permetta di fornire dati coerenti ed esatti alle autorita’ nazionali, senza voli di fantasia o vere e proprie balle.

E’ chiaro che il contenuto della scatola e’ pittosto sostanzioso e difficile, ma soprattutto occorrono due cose che non si comprano e non si possono decretare per legge, occorre la collaborazione convinta della gente, e si puo’ essere convincenti soltanto risultando credibili, e la credibilita’ si conquista esclusivamente con un lungo esercizio di comportamenti di ineccepibile efficienza.

 

E’ GIUNTO IL MOMENTO DI SVELARE UN SEGRETO  

                                                         

 Uno dei segreti meglio custoditi in Italia da oltre dieci anni:

 Esiste il CONAI: COnsorzio NAzionale Imballaggi, e’ stato costituito nel 1997 con lo scopo di organizzare, incentivare e gestire la filiera degli imballaggi, dal produttore al riciclaggio.                   Penso che sia un segreto poiche’ sono pochissimi quelli, con cui mi e’ capitato di parlarne, che ne avessero almeno sentito il nome, praticamente nessuno aveva un’ idea, sia pur vaga, di cio’ che fa.

Questo e’ l’indirizzo Internet del CONAI : www.conai.org.

Si tratta di un consorzio obbligatorio, chiunque produca imballaggi deve aderirvi, e contribuire pagando una certa somma per tonnellata di imballaggi prodotti,( Ad esempio i produttori di imballagi di carta e cartone, versano al CONAI la somma di 22.00 Euro/tonn.)

Questo costo viene automaticamente, a norma di legge, aggiunto al costo dell’imballaggio, percio’, chi produce alimenti, od altro, imballati in contenitori del tipo piu’ adeguato, paga l’imballaggio, piu’ il contributo CONAI, che viene ovviamente sommato al prezzo del prodotto finito.

In pratica, ciscuno di noi, per ogni prodotto imballato che acquista, paga una certa somma, sia pur piccola, per coprire, almeno in parte, i costi del recupero e del riciclaggio dell’imballaggio.

Il CONAI e’ costituito da alcune migliaia di produttori di imballaggi e convenzionato con un numero altrettanto grande di Consorzi di Filiera, in grado di riciclare il materiale recuperato.

Il CONAI gestisce sei linee di imballaggi, distinti in base al materiale di cui sono costituiti: Acciao, Alluminio, Carta, Legno, Plastica e Vetro, per ciascuno dei quali riceve dai produttori un contributo ambientale diverso.

Nel 2004 e’ stato rinnovato l’ Accordo di Programma Quadro  tra l’ ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ed il CONAI,  nel quale sono precisate le modalita’ di consegna, da parte dei Comuni, ai Consorzi di Filiera, ed i relativi corrispettivi che il CONAI paga ai Comuni in funzione della quantita’ e della qualita’ dei materiali differenziati consegnati.

Pertanto, da tutto cio’ si deduce che :

1)  I Comuni che non organizzano, efficientemente, la raccolta differenziata, rinunciano alle somme che potrebbero ricevere dal CONAI, e la rinuncia e’ fatta a carico dei loro cittadini, che hanno gia’ pagato il costo del recupero, salvo poi esigere dagli stessi cittadini il pagamento della TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), che porebbe diminuire se avvenisse il recupero.

2) I cittadini che non collaborano diligentemente, rinunciano ai soldi, gia’ pagati da ciascuno per il riciclaggio e  compresi nel prezzo dei prodotti, impedendo inoltre al Comune una sufficiente efficienza della raccolta differenziata, e quindi la perdita totale o parziale dei corrispettivi pagabili dal CONAI.

Ora, visto il contenuto, possiamo richiudere la scatola, metterla nel sacchetto giusto, ormai che ne conosciamo il contenuto il contenitore non serve piu’, e cominciare a fare le cose per bene, sorretti da una maggior conoscenza.

 Della parte organica dei rifiuti, circa un terzo del totale, ( quella che puzza ) e del suo destino, mi propongo di parlare in una prossima occasione, tempo e spazio permettendo.

 

 

 TERZO ARTICOLO  Dicembre 2008

 

    

RIFIUTI: PUNTO TRE;  UN TERZO E’ UMIDO

Questa volta l’argomento e’ la parte piu’ difficile, e maleodorante, dei rifiuti, il cosiddetto “umido”, cioe’ tutti i rifiuti di origine biologica, formati da materiale organico, che rappresentano circa un terzo della massa totale dei Rifiuti Solidi Urbani, quindi, per cio’ che riguarda la Campania, 900.000 tonnellate/anno, per tornare alla Munnez Fetent Tower, 180 metri in altezza dei 540 totali.

Tutte le sostanze organiche, vegetali ed animali, portano con se una flora batterica costituita da due tipi fondamentali di bacteri; sinche’ e’ disponibile ossigeno a sufficienza e la temperatura non supera i 70 gradi, i bacteri aerobi decompongono i carboidrati e le proteine in composti piu’ semplici, sali minerali, Azoto, Ossigeno e praticamente nessun cattivo odore, soltanto il caratteristico profumo di terra bagnata dopo la pioggia.

Questo e’ esattamente cio’ che accade naturalmente in ogni bosco, ed i prodotti della decomposizione filtrano nel terreno e lo fertilizzano.

 

TUTTO IN DISCARICA 

(il metodo da sempre piu’ usato in Italia e non solo)

 Quando gli stessi rifiuti sono accatastati in una discarica, la prima fase della decomposizione cessa quando, negli strati sottostanti, comincia a scarseggiare l’ossigeno, l’ambiente diventa acido, i bacteri aerobi muoiono ed i bacteri anaerobi, che, non avendo bisogno di ossigeno, prosperano e proseguono l’opera di decomposizione, purtroppo il prodotto principale del loro metabolismo e’ metano, oltre a CO2 ed una notevole presenza di anidride solforosa ed altri composti gassosi, che hanno il grave difetto di essere estremamente maleodoranti.

Il fetore di una discarica pou’ propagarsi per chilometri sottovento, evocando paure di malattie, in realta’ le condizioni della discarica sono tali che praticamente nessun microorganismo patogeno vi puo’ sopravvivere.

La naturale repulsione, che provoca l’odore della decomposizione, e’ una atavica difesa contro il rischio di mangiare cibo avariato, che puo’ produrre gravi  intossicazioni, ma, di norma, non malattie infettive.

Queste si propagano essenzialmente per contatto diretto tra le persone ed  attraverso le acque fognarie che contengono normalmente dosi massiccie di colibacteri, molti dei quali patogeni.

Il vero rischio sanitario, proveniente dalle discariche, non deriva dai rifiuti urbani ma da quantita’, piu’ o meno grandi, di rifiuti industriali, che ovviamente non dovrebbero finire in una discarica urbana, ma che, grazie alla “distrazione” di troppi, ci finiscono, regolarmete e lucrosamente.

Il danno di questo tipo di rifiuti deriva soprattutto dalla presenza di metalli pasanti ed altri composti chimicamente stabili e spesso molto tossici, che, attraverso l’acqua piovana, e l’acqua derivante dalla decomposizione, ( il famigerato “percolato”), possono raggiungere le falde acquifere e le coltivazioni circostanti, sempre che la discarica non sia realizzata e gestita a regola d’arte.

In proposito esiste il  Decreto Legislativo 36/2003 emanato in applicazione della Direttiva Comunitaria 1999/31/EC (ed aggiornato nel 2008 con Legge 101/2008) in cui sono contenute tutte norme realtive alla realizzazione ed alla gestione delle discariche, ed in cui si precisa come debba essere raccolto e trattato il percolato, e soprattutto sono indicate le prescrizioni in tema di intercettazione, trattamento ed utilizzo finale del metano prodotto dalle discariche.

Oggi si calcola che, il metano prodotto da tutte le sicariche del mondo, rappresenti oltre il 20% di tutto il metano naturalmente immesso nell’atmosfera, considerando che la capacita’ del metano di trattenere il calore (effetto serra) e’ circa 20 volte superiore a quello della CO2, cioe’, immettere in atmosfera 1 Kg di metano equivale ad immettervi 21 Kg di CO2, appare evidente che sarebbe opportuno recuperarlo ed utilizzarlo.

Se la discarica e’ realizzata e gestita in modo adatto e’ possibile raccogliere il metano e bruciarlo in apposite torcie, cio’ produce CO2 ed acqua,  diminuendo drasticamente il potere di trattenere calore del gas immesso in atmosfera.

Oppure, meglio, e’ possibile bruciare il metano in appositi motori che possono azionare dei generatori elettrici, recuperando anche energia, pur restando invariate quantita’ e qualita’ dei prodotti della combustione.

A titolo di esempio, da una discarica di circa 1.000.000 di metri cubi che cresce di circa 50.000 t/anno, si possono estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas all'anno (oltre 600 mc ogni ora), una discarica inizia a produrre metano meno di un anno dopo l’apertura e puo’ continuare a produrlo per oltre 25 anni, anche dopo la fine del periodo di utilizzo della stessa.

                                              

Va’ considerato anche che, la CO2 che si produce bruciando metano da discarica, va direttamente a compensare, quasi totalmente, quella assorbita , pochi mesi prima, dai vegetali per crescere, e che ora si stanno decomponendo.

Mentre, bruciando carbone o petrolio, si immette in armosfera CO2 fossile, sottratta all’atmosfera milioni di anni prima dalle piante, ora fossilizzate, quindi provocando un aumento netto della CO2 in atmosfera.

Quindi, visto che di discariche ne abbiamo in abbondanza, in attesa di trovare ed applicare sistemi miglior,i sarebbe opportuno almeno sfruttare cio’ che abbiamo.

Intanto, finche’ l’umido finira’ in discarica, Topi e Gabbiani continueranno  la festa.

                                       

La prossima volta prendero’ in considerazione alcuni metodi per rovinare la festa a gabbiani e topi.

 

 

QUARTO ARTICOLO  Dicembre 2008

RIFIUTI : PUNTO TRE,1; CHE SI PUO’ FARE CON L’UMIDO ?

 

Visto che i rifiuti organici, buttati in discarica, non posso far altro che marcire e produrre puzza, acqua fortemente inquinante (quasi un terzo in peso dei rifiuti organici e’ costituito da acqua, non per nulla si chiama “umido”), e gas dannosi, che poi tocca recuperare e bruciare per ridurre il danno e, come contentino, recuperare un po’ di energia.

La domanda ovvia, a questo punto, e’ : ” Non si potrebbe evitare di metterli in discarica e trovare altre soluzioni ?”

Ovviamente ” SI “; ma tutto deve iniziare con una raccolta differenziata fatta molto bene, anzi puo’ iniziare ancora prima della raccolta differenziata.

Il prodotto della decomposizione aerobica,  quando avviene nel terreno, sotto gli alberi di un bosco, e’ un terriccio ricco di humus e sali minerali che migliora enormemente la qualita’ del suolo, ne impedisce l’eccessivo compattamento ed offre un habitat ideale per gli insetti che vi prosperano, contribuendo a mantenere il terreno areato e quindi ricco di ossigeno.

Chi ha un giardino, con anche un solo albero, od un terrazzo con molte piante, e’ continuamente angustiato da foglie secche, fiori caduti, erba da falciare, e cosi’ via, e risolve periodicamente il problema con una fila di sacchetti scaricati nei soliti cassonetti, piu’ o meno differenziati.

Sarebbe sufficiente uno spazio molto limitato, in un angolo del giardino, per praticare quello che viene chiamato “compostaggio”.

 

IL COMPOSTAGGIO DOMESTICO

 

Esistono dei contenitori in plastica, metallo ed anche legno, studiati in modo da assicurare una adeguata circolazione d’aria all’interno, hanno un coperchio superiore per immettere il materiale ed uno inferiore da cui si estrarre il terriccio, che puo’ essere usato per migliorare il terreno del giardino o dei vasi del terrazzo eliminando completamente la necessita’ di usare fertilizzanti, o di rabboccare i vasi acquistando sacchetti di terriccio, inoltre una compostiera puo’ essere facilmente autocostruita con un po’ di rete metallica plastificata e qualche metro di telo di tessuto non tessuto.

La compostiera puo’ essere alimentata con tutti gli scarti di cucina, oltre che dai resti vegetali della manutenzione del giardino, aggiungendo all’inizio un po’ di terriccio del giardino stesso, dopo alcune settimane, dall’inizio dell’operazione, si puo’ prelevare il primo risultato del compostaggio e poi cosi’ per sempre.

In internet si trovano manuali di compostaggio, contenitori e quant’altro necessario.  

Ci sono Comuni in Italia che forniscono le compostiere in comodato d’uso e che ritirano il compost non utilizzato. Dato che il compostaggio dimezza la massa di  rifiuti originale, ritirare il compost significa trasportare meta’ del materiale, oltre ad averlo pronto per l’uso praticamente gratis.

 

IL COMPOSTAGGIO “INDUSTRIALE”

 

Ovviamente cio’ che puo’ essere fatto su piccolissima scala puo’ essere fatto in impianti adeguati, capaci di trattare decine o centinaia di migliaia di tonnellate/anno di “umido” e di trasformarlo in corrispondenti quantita’ di terriccio fertile.

A seconda della bonta’ della selezione iniziale cambia la qualita’ del compost risultante, per questo esiste il C.I.C. ( Consorzio Italiano Compostatori ) che analizza il compost prodotto dagli impianti di compostaggio che aderiscono al consorzio, certifica la qualita’ del compost ottenuto e rilascia un Marchio di Qualita’.

A seconda della qualita’ il compost migliore puo’ essere usato per orticultura, floricultura, ed anche per impieghi in campo aperto.

Il compost di minor qualita’, perche’ ottenuto da materiali meno accuratamente selezionati, puo’ essere utilizzato per la copertura temporanea o definitiva delle discariche, per la bonifica di cave esaurite e per tutti gli usi relativi alla preparazione e manutenzione di giardini e parchi pubblici.

In italia esistono (dati al 2006) circa 250 impianti di compostaggio attivi, di cui un centinaio capaci di trattare piu’ di 10.000 tonnellate/anno ciascuno, cosi’ distribuiti : il 69% al Nord, il 17% al Centro ed il 14% al Sud.

In totale vengono trattati annualmente poco piu’ 3 milioni di tonnellate di rifiuti organici, con una produzione di compost di circa 1 milione e 500 mila tonnellate.

Il resto del fabbisogno nazionale viene importato dall’estero.

Per coprire il fabbisogno della Campania occorrerebbero 45 impianti da 20.000 tonnellate/anno che produrrebbero oltre 400.000 tonnellate/anno di compost.

Eliminando con cio’ circa un terzo dei rifiuti da portare in discarica o da incenerire, riducendo, a lungo termine, la produzione di metano e di CO2 da discarica, riducendo l’uso di fertilizzanti azotati sintetici, (la cui produzione assorbe petrolio, energia ed ovviamente inquina) e migliorando anche la qualita’ dei terreni di coltura.

Tutto cio’ non costituisce assolutamente una novita’, tutto cio’ e’ in uso da decenni, tutte le informazioni sono ampiamente disponibili.

Perche’ mai tutto cio’ sembra totalmente ignoto alle amministrazioni locali che avrebbero il compito, e la responsabilita’, di gestire al meglio i rifiuti e tutti i problemi annessi e connessi ?

 Per ora mi fermo qui, su questa domanda, sempre tempo e spazio permettendo, mi rimane soltanto da tirare le somme di tutto cio’ che ho scritto in questi mesi.

 

 

  ARTICOLO CONCLUSIVO Gennaio 2009

 

RIFIUTI: ULTIMO PUNTO… TIRIAMO LE SOMME

 Ricapitolando :

Se dalla quantita’ totale ( 2.700.000 tonnellate/anno), togliamo il 60% di Imballaggi vari riciclabili e togliamo anche il 30% di umido, rimane il 10% ( 270.000 tonnellate /anno) che dovrebbe andare in discarica, dove non produrrebbe metano, CO2 e percolato, riducendo con cio’ , e di molto, il costo di gestione della discarica, inoltre, una parte del compost di bassa qualita,’ prodotto dagli impianti di compostaggio, potrebbe essere usato per ricoprire periodicamente la discarica.

Se poi fosse opportuno passare all’incenerimento, il quantitativo di ceneri da portare in discarica sarebbe circa il 25% cioe’  70.000 tonnellate in luogo di 270.000.

Bisogna pero’ considerare che i materiali che vanno al riciclaggio, non possono essere recuperati al 100%, gli impianti di riciclaggio producono a loro volta degli scarti ( circa il 20% ) che, provenendo da RSU ( Rifiuti Solidi Urbani), dovrebbero poter andare in discarica urbana, a meno che i processi di lavorazione usati per il riciclaggio, non producano od introducano componenti pericolosi o tossici, nel qual caso dovrebbero essere classificati come rifiuti industriali ed essere avviati alle relative discariche speciali.

Qui occorre una precisazione, il totale dei RSU prodotti in Italia ammonta a circa 32 milioni di tonnellate/anno, e sono quelli di cui si parla, si e’ parlato e si parlera’ ancora a lungo e soprattutto troppo.

Ma non e’ altrettanto noto che vengono prodotti annualmente altri CENTO milioni di tonnellate di rifiuti di ogni altro genere, la cui classificazione e trattamento sono minuziosamente regolamentati da numerose leggi, decreti e direttive, a livello nazionale ed europeo.

Il costo di smaltimento di questi materiali e’ a carico delle industrie che li producono, e non si tratta di costi banali.

Cio’ spiega, ma assolutamente non giustifica, il fatto che una parte di questi rifiuti finisca, per vie traverse, nei posti piu’ vari e, trattandosi di una attivita’ illegale, e’ ovvio che subentri immediatamente la gestione malavitosa del relativo traffico.

Cosi’ li ritroviamo in Africa, in Asia ed in tutte le discariche, abusive e non, sparse per l’Italia ( Campania in testa ).

Passando per l’ Asse Mediano si vedono montagne di materiali vari in tutte le piazzole di sosta di emergenza, e non sono i sacchetti casalinghi, ma spessissimo si tratta di scarti di lavorazione industriali.

Ora che e’ previsto, ed applicato, l’arresto per chi scarica cosi’ i propri rifiuti, qualcuno storce il naso, al cospetto di tanta severita’, anchio storco il naso, mi parrebbe piu’ consono applicare la legge del Contrappasso Dantesco, i colpevoli dovrebbero essere condannati a spalare spazzatura per un periodo di tempo commisurato alla quantita’ e qualita’ dei rifiuti abbandonati.

A proposito di rifiuti sparpagliati ovunque, ricordo a tutti che la struttura del Sottosegretario per l’emergenza  rifiuti in Campania ha attivato, dal 4 Agosto 2008, il numero 081 2444 081 a cui i cittadini possono segnalare la presenza di rifiuti “orfani”, basta indicare con precisione il punto ove si trovano e se si tratta di sacchetti, di ingombranti, od altro.

La struttura invita i Comuni interessati a provvedere con i propri mezzi, in caso di inadempienza, provvede in via sostitutiva, con i mezzi a propria disposizione addebitando i costi all’Amministrazione inadempiente.

 Sino al 9 Gennaio 2009 il call-center ha ricevuto 6933 chiamate, di cui tre mie.

Per quanto posso testimoniare personalmente, ognuna delle tre chiamate da me effettuate ha provocato la magica scomparsa dei rifuti in meno di 36 ore.

 Inoltre dal 9 Dicembre 2008 sono stati attivati in Campania una trentina di centri di raccolta, convenzionati  con il CONAI, presso i quali e’ possibile portare i vari materiali riciclabili, ricevendone in cambio il pagamento relativo al tipo ed alla quantita’ conferita.                                                                     In pratica si tratta del corrispettivo che il CONAI dovrebbe pagare ai Comuni per il conferimento dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, sempre che i Comuni la facessero, come suol dirsi : “Se la Montagna non va a Maometto …”.

A questo indirizzo Internet: http://www.emergenzarifiuticampania.it/erc  

sono disponibili tutte le informazioni necessarie, l’ubicazione dei centri, giorni ed orari di apertura ed importi corrisposti per ogni tipo di materiale.

Concludendo,  mi sembra di poter affermare che:

- La gestione dei rifiuti urbani sia un complesso problema tecnico, per la cui soluzione esistono tutte le tecnologie necessarie e che altre tecnologie verranno progressivamente sviluppate producendo una semplificazione della gestione stessa.

- Purtroppo il problema tecnico e’ finito nelle mani dei politici, che tendono a vedere i problemi in una prospettiva particolare, proiettati nel futuro, non di molti decenni, ma al piu’ di una legislatura.

- In questa prospettiva, che puo’ funzionare con problemi che tendono a rimanere di dimensioni costanti, qualcuno non ha notato che i rifiuti hanno la sgradevole caratteristica di aumentare costantemente di dimensioni, e dopo un po’ diventa impossibile mimetizzarli dietro la solita cortina fumogena, a quel punto tutti riescono a vederli e diventa “EMERGENZA”.

- L’unica vera possibilita’, e comunque la condizione preliminare e necessaria, per iniziare a gestire il problema, e’ nella “raccolta differenziata”, quindi, ciascuno di noi puo’ contribuire a migliorare il mondo cominciando dall’unica parte di cui ha il controllo, SE STESSO, assumendo comportamenti sensati anziche’  inscenare proteste contro gli amministratori che, non dimentichiamolo mai, abbiamo liberamente eletto e che, ci piaccia o no, ci rappresentano, ma che siamo comunque liberi di non rieleggere.

 

        APPENDICE  2013

 

                            

 In un impeto di pietosa riservatezza ho cancellato il simbolo del partito che, ovviamente, non era responsabile dell'accumulo di rifiuti proprio in quel luogo, ma corresponsabile, con tutti gli altri, della situazione che ha portato a simili montagne.

Una considerazione finale:                                                                                                                                    e' fuor di dubbio la colpevolezza di politici di ogni colore, istituzioni di ogni tipo ed ogni livello, inadempienze, mancanze, connivenze e quant' altro, ma a tutto cio' si deve aggiungere una carenza endemica di senso civico, solo cosi' si spiega il fatto che ogni piazzola di sosta, di ogni superstarda di buona parte della Capania sia ridotta come mostarno le immagini qui sotto, la velocita' con cui vengono abbandonati i rifiuti supera di gran lunga la velocita con cui vengono raccolti.

 

 

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