Osservatore   Anonimo

NULLA e' MAI quello che SEMBRA ESSERE..... Forse.

L' UMANITA'  E   L' ENERGIA - II

End Page

btar_dn.gif (303 byte)
 
Odd_264.jpg (10949 byte) Concludendo il precedente articolo sui rapporti tra uomo ed energia  ho parlato di enormi responsabilita' da assumere nella gestione dei flussi di energia che sono vitali per la sua sopravvivenza, cerchero' ora di chiarire cosa intendessi per "responsabilita' ".

L'uomo, nei confronti dell'energia, sta vivendo attualmente la stessa frustrante esperienza che devono aver vissuto i pionieri americani che avevano continuato ad espanedrsi verso Ovest ,con l'intima certezza che la prateria petesse essere  infinita, sinche' non  incontrarono le spiagge del Pacifico.

Abbiamo imparato ad attingere a fonti sempre piu' vaste di energia, con la certezza che fossero illimitate, ora, faticosamente stiamo imparando che non lo sono affatto, che inesorabilmente si esauriranno, e cominciamo ad essere capaci di valutare quando cio' accadra', abbiamo incontrato la spiaggia, e poco lontano vediamo luccicare l'oceano.

Come i pionieri americani non si fermarono sulla spiaggia a piangere le loro attese deluse, come nessuno propose di rifare a ritroso il viaggio del May Flower, cosi' non possiamo ora fermarci ad attendere la morte, e non possiamo ascoltare coloro che vorrebbero fare a ritroso il viaggio intrapreso diecimila anni orsono.
Possiamo soltanto andare avanti, riconsiderare, alla luce delle nuove consapevolezze,  i passi fatti e trovare nuovi mezzi per proseguire il viaggio.
Oggi si sente parlare molto di energia, troppo, e soprattutto a sproposito, si sbandierano i risultati miracolosi ottenibili con poetiche fonti di energia "rinnovabili", sole, vento, maree e via verdeggiando, si destano lugubri fantasmi di desertificazioni alla Mad Max o di inondazioni  bibliche alla Water World, il tutto senza appoggiarle a dimostrazioni  inoppugnabili, capaci di convincere TUTTI .
Sono convinto che , come la paura dell' Inferno non ha mai impedito all'uomo di impegnarsi a fondo per meritarlo, cosi' le previsioni catastrofiche non serviranno minimamente a migliorare il comportamento di tutti nei confronti dell'energia e del suo utilizzo quotidiano.
Sinche' l' "Effetto Serra" servira' a vendere condizionatori d'aria, ovviamente liberi da fluorocarburi, ed il "Buco nell'Ozono" incrementera' le vendite di creme protettive per l'abbronzatura, con la poco velata minaccia di melanomi in forma epidemica, non si sara' fatto nulla verso la soluzione di una serie di problemi che esistono, sono impellenti, mettono in discussione tutto il nostro futuro, e che quindi dovrebbero essere trattati in modo da stimolare il senso di responsabilita' di ognuno e non i timori e le paure profonde, inconsce di tutti, indipendentemente dal numero di copie vendute o dall'audience TV.
Anche quando qualcuno parla di  " risparmio energetico"  lo fa in modo da far credere, o temere, di dover passare alle candele o di dover riprendere il viaggio a piedi, tenta di far sentire tutti colpevoli, vorrebbe che tutti si vergognassero di usare gli strumenti ed i mezzi che millenni di lavoro e di ingegno hanno prodotto.
Faro' qui il mio solito tentativo di allargare il punto di vista relativo a questi problemi, nella speranza di dissipare un po' della nebbia che li avvolge, rotta soltanto dai lampi di slogan  umanitarioterroristici.
Vogliamo risparmiare energia ?  Ecco pochi, microscopici esempi, di comportamenti, in se quasi insignificanti, ma che moltiplicati per centinaia di milioni di volte producono cifre veramente enormi.
Un tubetto di una notissima colla, che ne contiene ben TRE grammi, viene abitualmente venduto in una confezione che consiste in un "blister" di 10 per 16,5 cm in cartone e plastica, riccamente illustrato, e con una dovizia di istruzioni, consigli ed avvertenze per l'uso, lo stesso prodotto, nella confezione da CINQUE grammi e' contenuto in un flaconcino quasi vuoto che ne potrebbe contenere agevolmente QUINDICI, anche lui nel solito blister.
Quindi se mi serve un tubetto di tale colla compro il blister, ne estraggo il tubetto, e butto il cartoncino nella spazzatura, ne uso un paio di gocce, poi lo ripongo, con la quasi certezza che la prossima volta che mi servira' si sara' essicata e non potro' fare altro che buttarla e comprare un altro blister, estrarre il tubetto etc. etc.
Diamo uno sguardo alla catena produttiva che va dalle materie prime alla spazzatura: a parte il prodotto in se, che ha un suo scopo ed una sua efficacia, per produrre il blister occorre carta, cioe' alberi, palstica, cioe' petrolio, inchiostri, ancora petrolio, e tutta l'energia necessaria a trasformare le materie prime nel blister, ancora petrolio, ed infine tutti i rifiuti risultanti dai processi produttivi relativi.
Quando i tubetti sono nei blister occupano un volume di molte volte superiore a quello del solo tubetto di prodotto, in una scatola che potrebbe contenere forse duecento tubetti nudi ne entrano a stento una cinquantina, per distribuire le sactole bisogna caricarle su di un camion, dato che il prodotto e' leggero, ma ingombrante, il camion e' pieno in volume ma a meno di un terzo della portata in peso, quindi ci vorranno tre viaggi per consegnare lo stesso carico di tubetti, ancora petrolio per muovere il camion in viaggi inutili.
Tutti i blister, realizzati con un cosi' vasto impegno di energia e materie prime, finiscono nella spazzatura, e come rifiuti, dovranno essere trasportati, ancora petrolio, inceneriti, o peggio, ammassati in discarica, dove contribuiranno al crescere esponenziale di un altro problema veramente terribile, quello dei rifiuti.
E' possibile trovare un rimedio a tanto insulso spreco ? Non solo e' possibile ma esiste gia', lo stesso prodotto, con altro nome, e' reperibile in flaconcini da 20 grammi, completamente pieni e sulla cui etichetta e' consigliato di conservarlo ad una temperatura di 4-5 gradi (  NB e' l'unica istruzione che non ho mai trovato sul famigerato blister). Io l'ho acquistato da un rivenditore di vernici, costa meno della meta' e, da oltre due anni, "abita" in una scatola da frigo,   le volte che mi e' servito l'ho sempre trovato fluido, col beccuccio libero, pronto all'uso, penso che mi bastera' per almeno altri due anni, poi finalmente buttero' il flaconcino vuoto.
Moltiplicate tutto cio' per milioni di confezioni all'anno  ed immaginate la montagna di spazzatura inutile ed  i megawatt di energia impiegata per NULLA.
Diamo uno sguardo allo scalda acqua del bagno; un serbatoio da 60 - 80 litri in lamiera di ferro zincata, un rivestimento esterno in lamierino sottile smaltato od in plastica, tra questi due involucri uno strato   isolante in schiuma poliuretanica con uno spessore di non piu' di tre centimetri.
Una caratteristica tipica degli isolanti termici e' quella di variare il proprio potere isolante in funzione diretta del loro spessore ed in funzione inversa della temperatura, in pratica piu' e' alta la differenza di temperatura tra l'interno e l'esterno piu' spesso deve essere lo strato isolante.
La piu' banale delle tabelle usate per il calcolo degli isolanti vi dira' che per mantenere una differenza di temperatura di 30 gradi ci vogliono   10-12 centimetri di schiuma poliuretanica ad alta densita' a celle chiuse, se trenta gradi vi sembrano molti considerate che con una temperatura ambiente di 20 gradi l'acqua potrebbe essere mantenuta a circa 50 gradi.
Ovviamente l' isolante non impedisce la trasmissione del calore, semplicemente la rallenta molto, percio' e' soltanto questione di tempo, piu' e' sottile lo spessore dell' isolante piu' rapida sara' la dispersione del calore, piu' alta e' la temperatura cui vogliamo mantenere l'acqua piu' rapidamente si rafferddera', a parita' di spessore.
Ma a cosa serve l'acqua a 60, 70 gradi o piu' nello scaldabagno ? Escluso che qualcuno, facendo la doccia,  voglia spellarsi come un pomodoro pelato, e' ovvio che dovra' miscelarla con abbondante acqua fredda, col risultato che gran parte dell'acqua calda restera' inutilizzata nel serbatoio, dove si raffreddera' rapidamente, dato lo spessore insufficiente dell'isolante, e dovra' essere nuovamente scaldata con relativo consumo di energia elettrica.
Soluzioni possibili, due soltanto:
  Prima soluzione; aumetare lo spessore e la qualita' dell'isolante del serbatoio, con evidente aumento del costo dello scaldabagno stesso, ma non credo che attualmente esistano fabbricanti disposti a produrre uno scaldabagno costoso che poi non venderebbero, visto che sarebbe difficile giustificare il maggior costo agli occhi di consumatori scarsamente attenti ai problemi energetici.
  In attesa del miracolo non resta che la seconda soluzione, che non e' una soluzione ma un onorevole compromesso tra mezzi a disposizione ed obbiettivi da raggiungere; regolare il termostato dello scaldabagno ad una temperatura di non piu' di 40 gradi, cio' permette di utilizzare la maggior parte dell'acqua riscaldata, contenuta nel serbatoio,  miscelandola con una quantita' minore di acqua fredda,  inoltre cercare di accendere lo scaldabagno per il solo tempo necessario ad ottenere l'acqua calda che serve e quando serve, ad esempio installando un Timer che accenda lo scaldabagno agli orari piu' opportuni e per il tempo strettamente necessario all'uso.
Quando comparvero sul mercato i frigoriferi a due porte, quelli col vano congelatore separato dal resto, mi chiesi come avessero relizzato il raffreddamento differenziale dei due scomparti, infatti,  conoscendo il funzionamento del sistema refrigerante dei comuni frigoriferi casalinghi, mi sembrava un risulatato tecnicamente notevole, visto che comportava un sistema di valvole termostatiche molto precise e quindi costose.
Alla prima occasione esaminai accuratamente il retro di un firigo di quel tipo, e non trovai alcuna traccia del sistema di valvole termostatiche, che sapevo essere assolutamente indispensabile, non solo, constatai inoltre che esisteva un solo termostato e che quindi era la temperatura di uno solo dei due scomparti a regolare il funzionamento del sistema.
Successivamente ebbi occasione di notare che, talvolta, le pareti laterali del frigo erano tiepide, senza che vi passassero i tubi del condensatore, (la griglia nera calda che e' sul retro di tutti i frigoriferi  che smaltisce il calore
estratto dalla cella).
Stentavo a credere all'unica spiegazione che riuscivo a trovare per quell' aumento di temperatura , cosi' mi rivolsi ad un paio di amici che avevo, all'epoca, in uno dei piu' grossi stabilimenti nazionali per la produzione di elettrodomestici, tra cui frigoriferi, ed ebbi la totale conferma dei miei piu' neri sospetti.
Ordunque, sentite sentite, il sistema funziona cosi' ; il compressore fa circolare il gas refrigerante negli evaporatori di ambedue gli scomparti sino ad ottenere, nel vano congelatore, una temperatura adatta, 15 - 25 gradi sotto zero, a seconda del numero di stellette, ovviamente il vano inferiore tende a diventare troppo freddo quindi, nelle pareti laterali, sono inserite delle resistenze elettrriche che SCALDANO il vano stesso sino a reggiungere la temperatura di 3 - 5 gradi sopra zero.
Percio' , dopo aver impiegato una quantita' notevole di energia elettrica per rafferddare lo scomparto oltre il necessario, se ne impiega altra per riscaldarlo nuovamente,  trovo cio' osceno, anche considerando che il costo energetico per abbassare la temperatura di un grado e' di un ordine di grandezza superiore a quello necessario per riscaldare di un grado lo stesso volume.
Possibile soluzione; una sola NON COMPERARE frigoriferi a due scomparti che non abbiano due distinti     compressori, uno per il congelatore ed uno per il frigorifero.
Rimanendo nel mondo del freddo vi seganlo un'altra applicazione degna di nota; in moltissimi Bar, specialmente al sud, si vedono far bella mostra di se' sul bancone, file di macchinette per bibite gelate o per granite, hanno un'aspetto invitante; i liquidi colorati che fluiscono ininterrottamente nelle loro vasche trasparenti, le pareti delle vasche imperlate di rugiada, sono li' per esacerbare la sete dei clienti gia' disidratati da una stagione torrida.
Ora facciamo un rapido esame del funzionamento di queste macchinette; un frigorifero raffredda una campana metallica immersa nel liquido, una pompa od un sistema di rimescolamento a palette od altro, provvede a mantenere il liquido o la granita in continuo movimento per evitarne la solidificazione, spesso una lampada nascosta nel coperchio illumina il tutto.
La vasca e' realizzata in plastica ( policarbonato, acrilico o simili ), spessore 2-3 millimetri, capacita' di isolamento termico pressoche' nullo, e l'abbondante gocciolamento di acqua condensata sulla parete esterna ne e' la prova evidente.
Il compressore e' posto sotto la vasca e soffia una quantita' enorme d'aria caldissima nel locale, e spesso in faccia agli avventori, aumentandone la sete, inoltre si vedono macchinette poste in fila, in modo che l'aria calda della prima viene utilizzata dalla seconda per "raffreddare" il condensatore, e cosi' via; il motore della pompa o dell'agitatore produce un'altro po' di calore coadiuvato in cio' dalla lampada.
In un locale chiuso la temperatura ambiente aumenta per effetto dei compressori dei frigoriferi, che devono lavorare piu' a lungo per raffreddare il liquido, che, non essendo isolato dall' ambiente, si scalda piu' rapidamente, piu' lavorano i compressori piu' devono lavorare, consumi energetitici folli con l'aggravante dei futili motivi.
Lo stesso discorso e' valido per le vetrinette dei gelati, che almeno sono coibentate un po' meglio, ma hanno frigoriferi piu' potenti, dovendo mantenere temperature piu' basse.
Il risultato di questo tripudio di freddo e' che prima o poi occorre installare un robustissimo condizionatore d'aria, per rendere il locale leggermente piu' fresco di una sauna, con ulteriore aggravio della bolletta elettrica.
Possibile soluzione; installare tutti i comperssori dei frigoriferi all'esterno del locale, in posizione ben ventilata, cosa non sempre   possibile, macchinette per bibite e vertrine con il compressore separato costerebbero molto di piu' ed occorrerebbe un tecnico frigorista per installarle all'inizio di ogni estate.
Andrebbe esaminata l' opprtunita' di rimettere bibite e granite nei pozzetti del bancone, ben coibentati, come si faceva non 
molto tempo fa, magari pubblicizzando la loro disponibilita' con i mezzi piu' idonei ad attrarre gli assetati di turno.
Chiarisco che io non ho nulla contro i frigoriferi, osservo soltanto che la termodinamica condanna tutti i processi di faffreddamento
 ad essere terribilmente inefficienti, e che, quindi, sarebbe opportuno utilizzarli con un po' piu' di attenzione, con meno noncuranza.
        Mi chiedo se le varie, benemerite, associazioni in difesa dei consumatori e dell'ambiente abbiano mai
          tentato di raccontare ai loro protetti  cose del genere.
Le lampadine ad incandescenza trasformano gran parte dell'energia, che assobono, in calore e soltanto una
parte minore diventa luce, ma hanno dalla loro parte alcuni indubbi vantaggi, sono in circolazione dai tempi
           di Edison, la tecnologia per produrle e' perfettamente sviluppata ed ottimizzata, quindi costano pochissimo,
          sia al produttore che al consumatore.
Le lampade fluorescenti con reattore elettronico consumano circa un decimo di quelle ad incandescenza, 
durano circa otto volte di piu' ma costano dieci-quindici volte quelle ad incandescenza.
       Le lampade ad incandescenza, percio', sono un prodotto difficile da scalzare in nome del risparmio
           energetico o della tutela dell'ambiente.
E' difficile convincere chiunque a spendere ora cio' che risparmiera' , forse, in energia elettrica, nel corso
          di alcuni anni futuri, sempre che la lampada elettronica non si guasti o non venga rotta, dovendola cosi'
sostituire ben prima che sia sia ammortizzato il costo iniziale.
          Bisogna trovere leve fiscali che permettano di trasferire parte del maggior costo delle nuove lampade
a carico delle vecchie,  riducendo cosi' la differenza di prezzo e, quindi, rendendo meno remoto il recupero
          dell' investimento iniziale e corrispondentemente piu' allettante la sostituzione.
Vi sembra un metodo strano per pilotare consumi "spreconi" verso consumi piu' "ecologici" ?
           Gia' viene ampiamente applicato per questioni di "salute pubblica", l'alcool etilico ( quello per
fare liquori ) costa circa dieci volte quello denaturato ( usato per scopi medici ), in realta' il costo
          di produzione dell'alcool denaturato e' molto piu' alto dell'altro, se non altro perche' deve essere
denaturato, miscelandolo con alcool metilico, che e' tossico se ingerito, e con piridina che gli
          conferisce il colore e l'odore tipici, pero' il suo prezzo di vendita rimane basso ed e' compensato con
          una tassa pesantissima applicata all'alcool per liquori.
      Lo scopo e' evidente, se si vendesse alcool puro per usi medici finirebbe tutto in liquori, d'altra parte
          non si puo' tartassare un prodotto di pronto soccorso, quindi i due prodotti vengono artificosamente
resi diversi per applicare regimi fiscali miratamente diversi.
          Dubito che il costo dell'alcool abbia mai  realmete rappresentato un ostacolo sulla starda degli aspiranti
alcoolizzati o semplicemente ubriaconi, mentre penso, che lo stesso metodo, applicato alle lampadine,
           potrebbe dare apprezzabili risultati, soprattutto perche' la cosa non coivolge abitudini e vizi ancestrali.
Basta non proibire le lampade ad incandescenza, il giorno dopo si svilupperebbe una estesissima
           rete di contabbando internazionale, ovviamente gestita da tutte le mafie del pianeta.
A proposito di leve fiscali, qualcuno ricordera' che, nel corso di una delle tante crociate ambientaliste,
          quella contro i sacchetti di plastica, fu istituita una tassa di 100 lire su ogni "shopper", tale balzello fu
ovviamente ribaltato immediatamente dai distributori sui consumatori e cominciammo a pagare cento
          o piu' lire ogni sacchetto al supermercato.
La motivazione della tassa era quella, nobile, di disincentivare  l'uso delle buste di plastica a favore di
           quelle di carta o del riutilizzo delle stesse. Purtroppo la legge conteneva una finezza grammaticale per cui
in realta' i produttori potevano continuare a produrre le buste di palstica senza limitazione di tempo
o quantita', conme hanno ovviamente fatto.
          I sacchetti di carta non si sono visti molto, costano piu' di quelli in plastica, dato che la produzione e'
nettamente inferiore alla richiesta, inoltre, dispersi nell'ambiente, essendo biodegradabili, vengono
degradati e l'inquinamento finale e' peggiore che per la palstica che puo' almeno essere raccolta dagli
           encomiabili volonterosi di "Puliamo il Mondo".
         Le buste di plastica hanno continuato ad infestare l'ambiente, visto che non sono le buste che si disperdono
di propria volonta' , ma bensi' sono i benemeriti consumatori che le buttano dove capita, appena fuori dalla porta di casa.
La stessa sorte  tocca a bicchieri e piatti in PVC, usa e getta per pik-nik , di cui sono coperti i fondali
           di tutte le localita' balneari, i prati, i greti dei fiumi e che si trovano inestricabilmente confusi coi cespugli
           del sottobosco di ogni monte o collina raggiungibile dai forzati del fine-settimana.
Dulcis in fundo, la legge e' scaduta, la tassa non viene piu' pagata allo stato, i supermercati continuano
          a farsi pagare i schetti di plastica.
Ovviamente e' inutile applicare una tassa " ecologica " ad un prodotto quando i problemi ecologici, generati 
dal quel prodotto, non sono conseguenza delle sue caratteristiche intrinseche ma pricipalmente sono il
          risultato dei comportamenti di chi il prodotto usa e getta.
E', come sempre, prima di tutto, un problema di "educazione" , nel senso che non c'e' bisogno di
          spiegare a NESSUNO che usare disattentamente un martello e' autolesionistico, soltanto quando l'uso
disattento dell'ambiante sara' percepito da TUTTI , come altrettanto autolesionistico, forse, iniziera'
          un nuovo capitolo della storia della spazzatura.
Ops! Intendevo dire "della storia dell'umanita' ", d'altra parte, umanita' e spazzatura sono un binomio
          assolutamente inscindibile, gli archeologi ricavano piu' informazioni, sui nostri antenati preistorici,
scavando nelle buche che la tribu' usava come discarica, che esaminando i resti dei loro templi, per quanto
          maestosi possano essere. La collina di Testaccio a Roma e' una montagna di cocci di terra cotta, una
enorme discarica che rimane una miniera inesauribile di informazioni sulla vita quotidiana dell'epoca, le
          biblioteche sono state bruciate, le discariche rimangono.
C'e' chi sostiene, calcoli alla mano, che la quantita' di rifiuti prodotti dall'umanita' e' superiore alla somma
          delle quantita' di tutti i "beni di consumo" che produce. Un osservatore alieno potrebbe dedurre da
questi dati che lo scopo ultimo della specie umana sia quello di produrre spazzatura.
          Rifiuti ed energia sono problemi starttamente connessi, avendo a disposizione una fonte di energia
sufficientemente abbondante, sarebbe possibile riciclare i rifiuti riducendo tutto in plasma ad altissima
           temperatura e separando gli elementi costituenti con una sorta di spettrometro di massa, ricavando
cosi' elementi puri da reimpiegare.
           La prossima volta che avro' voglia di parlare di energia tentero' di fare una panoramica sulle fonti di
energia realmente disponibili ieri, oggi e , forse, domani.

                                                              FINE del SECONDO ROUND 

 
 
HOME PAGE

Top Page

btar_up.gif (312 byte) f_entebk.gif (14663 byte) Se vuoi scrivi un commento  nel Libro degli Ospiti

All M.C. Escher works (c) Cordon Art-Baarn-the Netherlands. All rights reserved. Used by permission.