Osservatore   Anonimo

NULLA e' MAI quello che SEMBRA ESSERE..... Forse.

L' ERA DELL' INFORMAZIONE ?

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Spesso ci sentiamo raccontare che viviamo " nel' Era dell' Informazione" e cio' dovrebbe farci sentire orgogliosi di essere finalmete emersi dagli evi oscuri dell' ignoranza e della disinformazione.

Voglio proporvi alcune riflessioni sull' argomento che mi sono state suggerite dal quotidiano contatto con i piu' diffusi mezzi di "Informazione" e dai quali riesco regolarmente ad avere qualche "Notizia" ma ben poca "Informazione".

E per di piu' , le notizie che trovo, troppo spesso contrastano violentemente con le mie personali e solidissime conoscenze sullo specifico argomento.

Mi sorge ovviamente il sospetto che, quando leggo una notizia concernente un argomento di cui ho scarsa o nessuna conoscenza, questa sia stata redatta con lo stesso sublime disinteresse per la sua correttezza, esattezza, plausibilita' e verosimiglianza.

Insomma, con il medesimo disprezzo per l' intelligenza del destinatario della notizia stessa

.Quando sentite parlare di INFORMAZIONI sostituite immediatamente il vocabolo con NOTIZIE e siate pronti a tutto.

 

Una vecchia massima dice che un uomo saggio crede alla meta' di cio' che legge sui giornali, purtroppo non c'e' saggezza che possa aiutare a stabilire quale delle due meta' sia quella credibile.
A prima vista la distinzione, che sto facendo tra Informazione e Notizie, puo' apparire alquanto bizantina e marginale, purtroppo non lo e' affatto, anzi e' essenziale comprendere a fondo la differenza per orinetarsi nel diluvio di notizie che ci vengono quotidianamente ammannite.
Dicevo che nessuna saggezza puo aiutarci, piu' esattamente ritengo fondamentale intenderci sul significato di "saggezza", sulle fonti di quella che chiamiamo saggezza.
Un tempo si parlava di Cultura, poi , la parola, ed il concetto stesso, sono stati svalutati dall'uso che ne hanno fatto gli ideologi dell' egualitarismo ad oltranza, del livellamento intellettuale, che come ogni livellamento comporta un abbassamento dei livelli piu' elevati e nessuna elevazione dei livelli inferiori.
Sono riusciti a far apparire la cultura come una sorta di privilegio vergognoso, un insulto all' ignoranza, ed a far apparire l' ignoranza come una specie di stato di beatitudine primordiale, di innocenza da Giardino dell' Eden.
Pero' , e fortunatamente, uno degli istinti fondamentali dell' uomo, subito dopo quelli che riguardano la continuita' della specie, e' quello di "conoscere", di comprendere il mondo in cui vive e di cui fa' parte, cosi' , anche se un po' nell'ombra, in silezio, molti hanno continuato a faticare per acquisire una cultuta, per se e per il futuro.
Ma cos'e' la "cultura" : a scuola ci hanno fatto credere, che ci fosse una relazione diretta tra la quantita' di nozioni ingurgitate ed il livello culturale raggiunto, inoltre e' sempre stata considerata Cultura solo quella umanistica, con un malcelato disprezzo per tutto cio' che e' sapere tecnico e scientifico, una congerie di discipline per bassa forza, per manovalanza dell'intelligenza.
Poi, la Seconda Guerra Mondiale ci ha portato a contatto con la cultura americana, sostanzialmente tecnica e scientifiaca, e votata ad una specializzazione esasperata, cosi' la scuola ha, ob torto collo, iniziato ad accogliere con meno sufficienza la cultura tecnica, ma non ha minimamente cambiato metodo di insegnamento; ogni testa e' un contenitore da riempire con il maggior volume possibile di nozioni
Come, e con quali processi, queste nozioni vengano digerite, metabolizzate e trasformate in "cultura" nella mente di ogni allievo, e' sempre esulato dai compiti della stragrande maggiornaza degi insegnanti, con le debite e luminose eccezzioni, s' intende.
Il fatto, incontestabile, che ognuno di noi abbia un metodo diverso di apprendere, che tempi e gradi di assimilazione siano diversi per ogni individuo, non ha mai interessato granche' la benemertita scuola.
Una delle ragioni delle mie personali battaglie, con gran parte dei miei insegnanti, era incentrata sulla mia insistenza nel chiedere che ci venisse "inseganato ad imparare", che ci venisse delineato un quadro generale in cui inserire le nozioni che cosi' accanitamente ci venivano somministrate.
L' unica risposta che ricevetti fu : "questo e' compito tuo, tuttavia il fatto che tu ne senta la necessita' depone a tuo favore" , e questa risposta la ebbi da uno dei pochissimi insegnati con cui avessi rapporti di stima, e non semplicementete di astiosa sudditanza, tutti gli altri si limitavano a considerarmi un elemento di disturbo, in altre parole un rompic...... .
Immaginate la mente come un oceano, costellato da un arcipelago di isole piu' o meno elevate sulla superficie del mare, ogni isola e' un gruppo di competenze specifiche, una " materia" secondo il lessico scolastico, nessuno si preoccupa mai di collegare le isole tra di loro, di correlare le conoscenze specifche le une con tutte le altre, di costruire ponti e tunnel, di aprire linee di navigazione tra le isole, che portino in contatto i vari aspetti del sapere, che e' stato diviso in gruppi omogenei per comodita' tassonomica, non perche l'universo sia realmete suddiviso in compartimenti stagni.
Ogni insegnante si preoccupa di rendere sempre piu' elevata l'isola su cui ha giurisdizione, i collegamenti con le altre isole, di cui altri hanno la responsabilita', non e' considerata importante, inoltre potrebbe configurarsi un conflitto di competenze.
Tuttavia ho sempre considerato incredibile che si possa insegnare, ad esempio la Storia, senza inquadrare gli eventi narrati in un contesto che comprenda conoscenze dettagliate sul livello scientifico e tecnologico di quel periodo, sulle credenze religiose prevalenti, sullo sviluppo della medicina, persino sul clima del periodo in cui si verificarono gli eventi che gli storici si sono presi il disturbo di tramandare ai posteri.
Il risultato di questo metodo e' semplicemente tragico, arcipelaghi di isolette, piu' o meno elevate e perfettamente isolate, picchi elevatissimi di conoscenza che si levano, come la "Nix Olimpica" di Marte, in un deserto desolato e senza vita. Incontro ogni giorno personaggi di questo tipo.
E' normale che un' istruzione scolastica tenda a massimizzare le conoscenze dei suoi allievi nel campo delle discipline che istituzionalmente deve gestire, non e' normale invece che non provveda a chiarire agli allievi che la scuola non esaurisce il processo dell'apprendimento, anzi che questo deve proseguire ininterrottamente per tutta la vita, professionale e non, e non e' normale che non vengano forniti gli strumenti, per accettare , e desiderare, che questo processo continui realmente, strumenti che sono i metodi di apprendimento, i collegamenti intrediscipilinari, e motivazioni all' apprendimento che non siano semplicemente di tipo social-economico ma piuttosto di promozione personale.
Sarebbe auspicabile che ogni studente, conseguito il titolo accademico che la scuola gli conferisce, non si ritenesse "arrivato". ma piuttosto che avesse la profonda coscienza di essere finalmente giunto ad un punto di partenza, quello da cui potra' iniziare ad espandere la propria cultura, liberamente, senza i canoni, le regole ed i limiti imposti dalle necessita', legittime, di una specializzazione scolastica.
Ho parlato di picchi elevatissimi, pur se isolati, ma in realta' le competenze di gran parte della popolazione sono piu' correttamente paragonabili agli atolli corallini del pacifico, con quota massima sul mare di due o tre metri, paradisi sinche' il mare e' calmo ma che si trasformano in inferni di devastazione appena il mare si infuria.
Su queste basi minime ognuno potrebbe, se fosse stato educato e motivato a farlo, costruire i solidi edifici di una cultura pazientemente acquisita ed elaborata, occorrerebbe, per farlo, avere a disposizione fonti serie ed organizzate di informazione, fonti che aiutassero a creare i collegamenti tra i vari domini della conoscenza.
Potrebbe, se fosse stato educato a farlo, esaminare criticamente ogni informazione, e se avesse imparato a dubitare di tutto, ( ho detto "dubitare", non "diffidare" ), prima di accettare di incorporare nella propria cultura un concetto nuovo dovrebbe essere in grado di verificarne tutti i collegamenti e le eventuali contraddizioni con i fatti gia' noti e verificati.
E quando qualcosa di nuovo non riesce ad inserirsi nel quadro generale, prima di scartarlo saprebbe accantonarlo in attesa di comprenderne meglio i legami, talvolta dovrebbe e saprebbe demolire parte della costruzione gia' fatta per far posto ai fatti nuovi.
Costruirsi una cultura assomiglia molto al lavoro necessario per costruire uno di quei muretti a secco che bordavano i campi, una pietra per volta, ognuna al suo posto, ogni parte che sostiene ed e' sostenuta dalle altre, non si posa una nuova pietra se quelle precedenti non sono perfettamente inserite e collegate, e se una non combina al momento la si accantona, in attesa di trovarle il posto adatto.
La costruzione che ne risulta e' solida, equilibrata e reggera' perfettamente alle intemperie del mondo.
Invece cio' che vedo ogni giorno sono mucchi informi di sassi su cui cade ininterrotta una pioggia di sassolini e di spazzatura che si insinua in ogni spazio e che, accettata acriticamente, finisce col costituirne la vera essenza.
Viviamo in un mondo essenzialmente scientifico e tecnologico, che ci piaccia o meno, e' cosi' , percio', sia che vogliamo accettarlo ed utilizzarlo al massimo, sia che vogliamo respingerlo e combatterlo, dobbiamo imparare a conoscerlo, non si possono combattere con successo forze sconosciute, ne' si possono sfruttare adeguatamente risorse di cui si ignorano l'esistenza e la natura.
Se non si capiscono le regole ed i fatti fondamentali che governano gli eventi si e' esposti al rischio che troppa "informazione" venga supinamente accettata od ottusamente respinta senza validi motivi per fare la scelta.
Avete idea di quanta gente, ai primi sintomi di influenza, prenda antibiotici, perfettamente inutili e per di piu' dannosi ? E perche' lo fa', semplicemente perche' gli manca un' informazione fondamentale, la differenza tra un virus ed un bacterio, informazione che dovrebbe essere stata acquisita in eta' scolare e mai piu' perduta.
Provate a chiedere ad un po' di gente di dirvi le differenze fondamentali tra virus e bacteri, e poi di farvi qualche esempio di malattie indotte dai due tipi di agenti patogeni e dei farmaci idonei a curarle.
Io l'ho fatto, sono ancora depresso per il risultato ottenuto, sembrerebbe ovvio che tutti sapessero che:
Un bacterio e' un organismo cellulare che ha un metabolismo, cioe' che si nutre, respira, si riproduce, assorbe energia ed espelle rifiuti, e che la malattia che ci procura non e' il risultato di una mirata malevolenza nei nostri confronti ma semplicemente la conseguenza di interazioni indesiderate tra il suo ed il nostro metabolismo.
Gli antibiotici inerferiscono con il suo metabolismo impedendone la riproduzione o rallentandola o provocandone la morte e dando cosi' il tempo ed il modo al nostro sistema immunitario di distruggere i superstiti.
Un virus non e' un organismo, non ha un metabolismo, non si riproduce, non assorbe energia e non espelle rifiuti, e' semplicemente una scatoletta di proteine che contiene le istruzioni (un filamento di DNA o di RNA) per costruire un'altra scatoletta, per riprodursi deve venir incorporato in una cellula la scatoletta deve essere demolita dagli enzimi della cellula ospite, il DNA si mescola a quello della cellula   i cui meccanismi di sintesi proteica ne replicano il DNA e sintetizzano le proteine che costituiranno le nuove scatolette che saranno assemblate a formare nuovi virus, che , quando saranno in quantita' sufficiente, faranno esplodere la cellula e rientreranno in circolo per essere assorbiti da altre cellule.
Non c'e' modo di interferire con il metabolismo del virus, semplicemente perche' non esiste, si puo' soltanto potenziare il sistema immunitario aiutandolo a riconoscere e distruggere i virus prima che abbiano il tempo di farsi replicare in quantita' sufficiente, e cio' si ottiene con le vaccinazioni o con farmaci che impediscano al virus di penetrare nelle cellule.
Il virus del' AIDS in se non e' patogeno, non produce sostanze tossiche per l'organismo, ma purtroppo, a causa dell'affinita' delle sue proteine superficiali con quelle di alcune cellule del sistema immunitario, i linfociti -T, penetra proprio in quelle cellule che dovrebbero distruggerlo e le uccide, il risultato e' che le difese immunitarie dell'organismo si indeboliscono ed altri agenti patogeni "opportunisti" hanno modo di produrre danni che in circostanze normali non potrebbero produrre.
A questo punto, per sopperire alla mancanza di questo tipo di conoscenza di base, giunge provvidenziale l'Informazione, che e' gestita da personaggi che, per lapsus, fretta, superficialita', noncuranza, ignoranza, parlano di virus riferendosi idifferentemente a qualsiasi malattia faccia notizia al momento.
Troppo spesso l'informazione in campo tecnico-scientifico e' gestita in un modo che risponde alla necessita' di attrarre l'attenzione dello spettatore, con il piu' totale disinteresse per la correttezza della notizia stessa, e per la possibilita' che ha il destinatario di comprendere la reale portata dell'informazione.
Cosi' vengono "sparate" notizie clamorose su nuovi farmaci, che non saranno realmente disponibili, se mai lo saranno, prima di molti anni, si annunciano scoperte fantasmagoriche in ogni campo possibile e, confidando sul fatto che intanto non ci capisce niente nessuno, vengono usati impropriamente i termini di un gergo scientifico limitato agli addetti ai lavori, e poi, per chiarire al popol bruto il concetto, vengono date spiegazioni meno comprensibili del gergo, e spesso completamente sbagliate.
Chi avrebbe i mezzi culturali per comprendere appieno la notizia deve destreggiarsi in questo rebus per estrarre il concetto di base e cercare di capire quanto della notizia data sia prodotto dall'ignoranza di chi l'ha riportata e quanto sia dettato da necessita' di far clamore.
Spesso vengono usati dati reali, in se esatti, per avallare tesi diametralmente opposte al significato dei dati stessi, basta non parlare, ad esempio, del metodo e dello scopo per cui i dati sono stati elaborati.
Pochi giorni fa' i giornali radio e tv hanno pubblicato una tabella con la graduatoria della pressione fiscale in tutti i paesi dell' Europa, da questa tabella risulta che l'Italia e' soltanto al nono posto, con l'evidente scopo di sconfessare altri che sostengono il contrario, i dati sono esatti ma nessuno si e' preso la briga di precisare come vengono ricavati.
La pressione fiscale viene calcolata come rapporto tra il Prodotto Interno Lordo e la cifra Reale che il fisco incassa dai contribuenti, ma se si calcola l'importo Teorico che il fisco dovrebbe incassare a fronte di tutte le imposte e tasse che Teoricamente i contribuenti dovrebbero pagare la classifica si capovolge.
La differenza tra i due rapporti fornisce un ottimo parametro dell'efficienza del sistema fiscale, se poi a questo si aggiunge il costo della gestione del sistema fiscale non resta che piangere, ma questo non fa' notizia.
Quando ci raccontano che la temperatura del pianeta aumentera' nel prossimo secolo, di 1,5 - 2 - 3 - 5 gradi, ed altri numeri a piacere, sarebbe opportuno che chi ascolta sapesse come vengono fatte queste previsioni, che fosse in grado di comprendere che i modelli matematici che vengono usati per farle sono strumenti magnifici, di enorme potenza, ma che piccole variazioni dei parametri in ingresso possono produrre enormi variazioni dei risultati della simulazione.
Le misurazioni delle temperature dell'aria sugli oceani , ad esempio, vengono fatte dalle navi in normale navigazione, oggi le navi sono alte decine di metri sul pelo dell'acqua e gli strumenti di misura sono posti sulle sovrastrutture piu' alte, nell'ottocento le navi non erano alte nemmeno un quarto di quelle di oggi e la temperatura varia molto a seconda dell'altezza a cui viene rilevata.
Nell'ottocento e prima ancora, la temperatura del mare veniva rilevata pescando un secchio d'acqua dal mare ed immergendovi un termometro, molti dei secchi erano fatti di tela, altri di legno, un secchio di tela pieno d'acqua ed esposto al sole facilita l'evaporazione dell'acqua attraverso le pareti e, nel tempo necessario ad effettuare la lettura del termometro, la temperatura puo' scendere anche di piu' di un grado.
Naturalmente chi elabora i dati da immettere nel modello matematico tiene conto di queste, e di molte altre differenze, ed applica le compensazioni che ritiene piu' realistiche, dando per scontata la piu' assoluta onesta' intellettuale del ricercatore, e' lecito chiedersi quanto queste compensazioni avvicinino i dati immessi alla realta' e quanto influiscano sui risultati.
Qui poi arrivano i soliti "notiziaioli" che annunciano, ad un popolo di ascoltatori sudati ed assetati, che "questa e', secondo gli Esperti, l'estate piu' calda degli ultimi 600 anni", con sublime disinteresse per il fatto che il termometro esiste da circa 300 anni e che misurazioni sistematiche delle temperature vengono effettuate da meno 200 anni, con tutte le limitazioni di precisione accennate prima.

Ogni giorno veniamo informati circa le favolose potenzialita' delle fonti di energia "alternative", "ecologiche" , "rinnovabili" e via aggettivando, purtroppo pero' nessuno si preoccupa di fornire un quadro generale delle fonti energetiche disponibili, del loro utilizzo attuale, delle possibili soluzioni tecniche realmente applicabili per ottenere un sostanziale miglioramento dell'efficienza nell'utilizzo dell'energia.

Un esempio per tutti,  l'automobile, si favoleggia da decenni di Automobili Elettriche, silenziose, ecologiche, magari alimentate ad energia solare, pero' nessuno racconta che se anche si potesse trasformare in energia elettrica ogni watt di energia solare che colpisce l'automobile a mezzogiorno non se ne potrebbe ricavare piu' quattro o cinque kilovatt, le attuali celle solari non superano un rendimento del 18% e la fisica non fa prevedere rendimenti superiori al 50%.

Percio' ci vogliono le batterie, se qualcuno mi fa vedere una batteria da duecento Amper/ora, che io possa tenere agevolmente sul palmo di una mano, saro' lieto di salutare la nascita dell'automobile elettrica.
Ma bisognerebbe capire al volo che il problema automobile non sarebbe con cio' assolutamente risolto, dato che, valutando il consumo  di energia destinato all'autotrazione  si arriva grossomodo al 30% del totale, si pone il problemino seguente:
Tutta l'energia chimica che attualmente viene trasformata in potenza meccanica nei motori delle automobili, dovrebbe essere prelevata dalla rete di alimentazione elettrica per ricaricare le batterie, percio' le centrali elettriche dovrebbero fornire almeno il 30% di potenza in piu' di quella che forniscono oggi.
Tutta questa potenza in piu' richiederebbe la combustione di corrispondenti quantita' di combustibili, per lo piu' petrolio, quindi non si sarebbe risolto il problema dell'inquinamento, lo si sarebbe soltanto spostato.
E' vero che la potenza ricavata da un Kg di petrolio bruciato in una centrale termoelettrica e' superiore a quella che si ricava bruciandolo in un motore a scoppio, pero' la potenza impiegata per caricare un accumulatore e' di gran lunga superiore a quella che se ne puo' estrarre scaricandolo.
Insomma, il rendimento del processo : Combustione>Calore>Lavoro meccanico
e' supriore a quello : Combustione>Calore>Elettricita'>Accumulazione>Scarica>Lavoro meccanico.
E' vero che il rendimento di un motore elettrico, ben progettato e costruito, puo' raggingere il 95% ma in realta' e' soltanto un 5% da aggiungere alle perdite.
Inoltre tutte le stazioni di servizio, che oggi forniscono carburanti, dovrebbero gestire un servizio di "cambio al volo" dei pacchi di batterie, le batterie hanno una vita limitata, possono essere caricate e scaricate un numero finito di volte, poi vanno sostituite, chi paga la sostituzione di un pacco che rappresenta almeno la meta' del valore del veicolo? - Le batterie esaurite devono essere riciclate, ed anche questo richiede energia, che deve essere sommata al bilancio generale.
Non sto sostenedo che non si possa realizzare l'automobile elettrica, sto soltando constatando che si tratta di una realizzazione ancora piuttosto lontana nel tempo e che sarebbe piu' opportuno prodigarsi in uno sforzo informativo serio che spingesse, in attesa dei miracoli, ad utilizzare meglio le risorse a disposizione, e non con gli opuscoletti dell'Enel sul risparmio energetico, ma con una politica energetica e fiscale che spingesse all'utilizzo di tecnologie piu' efficienti.
C'e' chi ha calcolato che se tutte la lampadine a filamento fossero sostituite con lampade elettroniche si avrebbe  una riduzione dei consumi che potrebbe evitare la costruzione di ulteriori centrali elettriche per almeno vent'anni, non ho le cifre di questa stima ma mi sembra plausibile, pero' c'e' un problema, una lampada elettronica costa almeno dieci volte una lampada a filamento, e non e' facile convincere i consumatori che il costo della lampada viene ammortizzato, in meno di cinque anni, dai minori consumi e dalla maggior durata.
Una politica fiscale lungimirante potrebbe spostare il maggior costo, dalla lampada elettronica, verso la lampada a filamento, con una opportuna imposta applicata a quest' ultima ed una compensazione di eguale valore sottratta al prezzo di una lampada elettronica.
Una cosa del genere esiste per l'acool puro per liquori, che paga una tassa altissima che serve, in parte, a compensare il maggior costo della denaturazione dell'alcool destinato ad uso farmaceutico. Cio' in nome della salute pubbliaca, salvo poi vendere sigarette e lavarsi la coscienza scrivendoci su che fan 7d2 no venire il cancro, visto che al gettito fiscale dei tabacchi non si puo' certo rinunciare, e che non si riesce a convincere quasi nessuno che fumare fa male, io per primo.
Ho cercato di dare una vaga idea del baratro che separa le "notizie" dalle informazioni che sarebbero necessarie per utilizzarle al meglio.

Per ora ho finito ma tornero' molto presto su questo genere di problemi ed altri ancora piu' complessi e spinosi che sono di piena attualita' in questo penultimo anno del secondo millennio.

 
 
 
 
 
 
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