Osservatore   Anonimo

NULLA e' MAI quello che SEMBRA ESSERE..... Forse.

I MARGINI DELLA SOCIETA'

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Spesso mi capita di sentire considerazioni fortemente critiche circa le condizioni in cui versa il cosiddetto "Ordine Pubblico".

Di norma queste considerazioni sono accompagnate da drastiche richieste di intervento e di tutela da parte delle "Autorita' ", altre volte da profezie fatalisticamente pessimiste.

Io stesso ho, qulache volta, espresso giudizi negativi su questi argomenti, ma poi, come mio solito, ho cercato di comprendere le ragioni e le origini di una situazione obbiettivamente critica.

Come sempre comincero' da molto lontano la mia analisi e, come sempre, difficilmente trovero' soluzioni semplici da proporre a rimedio dei problemi esaminati.

Ho iniziato chiedendomi da dove vengano le regole che governano una societa' , e cioe' quale sia l'origine delle convenzioni piu' o meno universalmente accettate e che vengono sancite sotto forma di leggi, obblighi e divieti.

Qualunque specie aniamle, che abbia evoluto una strategia di gruppo ha, contemporaneamente, sviluppato un certo numero di regole di comportamento che limitano la liberta' idividuale in favore di comportamenti che favoriscono la sopravvivenza del gruppo.
Le galline osservano una gerarchia di "precedenza alla beccata" che stabilisce quali delle componenti del pollaio abbiano diritto di accedere per prime al mangime, ovviamente la gerarchia e' stabilita in base alla capacita' di ogni singolo individuo di far rispettare, da tutti gli altri, la posizione che ritiene competergli; dipende pertanto dalla sua aggressivita' e dalla vigoria delle beccate in testa con cui allontana chiunque tenti di sopravanzarlo.
E' evidente che lo scopo ultimo di questi comportamenti e' sempre quello di selezionare, nel gruppo, gli individui piu' dotati di quelle caratteristiche che li rendono adatti a sopravvivere nel loro ambiente, e di favorire la diffusione del loro patrimonio genetico.
Se osserviamo le specie piu' evolute, che esibiscono un comportamento di gruppo, appare evidente che tutte hanno sviluppato una serie di regole atte a mantenere in atto una gerarchia, e che queste regole sono, in linea di massima, accettate, rispettate e fatte rispettare, da tutti gli individui del gruppo.
Gli individui che si discostano dai comportamenti stabiliti vengono "fermamente incoraggiati " ad adeguarsi; se i comportamenti devianti persistono il menbro recalcitrante della comunita' rischia, al limite, l'espulsione dal gruppo, il che comporta la perdita dei vantaggi conferiti dalla vita comunitaria; l'accesso alla riproduzione, la condivisione del cibo e la protezione dai predatori, infine l'espulsione puo' portare anche alla morte dell'individuo per fame o viuttima di predatori.
Le uniche specie che, probabilmente, non conoscono il fenomeno della dissidenza sono quelle degli insetti comunitari ( Api, Formiche, Termiti etc.) e cio' semplicemente perche', in queste specie, i ruoli non sono in discussione, vengono predeterminati geneticamente alla nascita e non sono possibili "scalate sociali ".
Probabilmente le specie che hanno elaborato i codici di comportamento piu' complessi appartengono ai primati e l'uomo, essendo dotato di capacita' di pensiero astratto estremamente sviluppate, ha elaborato codici di comportamento talmente complessi da necessitare, per essere ricordate, conosciute ed apllicate da tutti, di essere scolpiti, incisi o scritti, dando cosi' vita a veri e propri monumenti del pensiero contorto.
Le regole che governano i comportamenti degli individui nelle societa' umane sono note come " Leggi "; probabilmete tutte le leggi hanno avuto origine dalla necessita' di vietare, esplicitamente, tutta una serie di comportamenti, largamete diffusi, e considerati negativi.
Credo sia chiaro che per conoscere i comportamenti piu' diffusi tra i componenti di in una societa', e da questi piu' graditi, in un periodo qualsiasi della sua storia, e' sufficiente leggere il corpus dei divieti in vigore in quello stesso perido.
Probabilmente le prime leggi ebbero la forma di rituali religiosi, lo Sciamano della tribu' interpretava il volere degli Dei e lo comunicava ai fedeli, suggerendo gli adempimenti da compiere per propiziare la loro benevolenza ed ottenere cosi' una buona caccia, un abbondante raccolto, prole abbondante ed in buona salute, e per scongiurare l'ira degli dei sotto forma di siccita' , pestilenze, uragani, terremoti e cosi' via.
Naturalmente tra gli adempimenti piu' caldeggiati c'erano le offerte al tempio, sotto forma di animali da sacrificare e derrate alimentari di ogni tipo, molto adatte a placare gli Dei e l'appetito dei Sacerdoti.
Questa circostanza permise, per la prima volta, a piccoli gruppi di uomini, di superare le piu' elementari necessita' di sopravvivenza e di poter quindi dedicare tempo ed energie all'osservazione della natura per iniziare a comprenderne i segreti; queste osservazioni ovviamente fornivano ai Sacerdoti conoscenze che permettevano loro di accrescere il proprio controllo sulla popolazione.
Il complesso megalitico di Stonehenge, nella piana di Salisbury, fu edificato, circa quattromila anni fa, nel luogo ove i Druidi Celti avevano realizzato una sorta di calcolatore analogico, costituito da 56 pali di legno conficcati nel terreno, che permetteva loro di prevedere le eclissi di Luna e di Sole; per realizzarlo avevano impiegato decenni di osservazioni astronomiche, ma immaginate cosa potesse rappresentare, all'epoca, la capacita' di preannunciare un fenomeno terrificante come una eclissi, sino a far credere di averla provocata.
I Sacerdoti Egizi conoscevano la durata dell'anno solare con una precisione notevolissima, raggiunta nuovamente solo alcuni millenni dopo, mentre il popolo usava un calendario lunare che comportava un anno piu' corto della realta', cio' provocava un lento slittamento delle stagioni, cosi' i Sacerdoti erano in grado di preannunciare le alluvioni del Nilo, e poiche' da queste si stabiliva il momento della semina del grano, ne discende che tutta l'agricoltura egizia era sotto il controllo dei sacerdoti.
Era cosi' possibile preannunciare l'evento anticipando la data, attribuire il ritardo all'ira degli Dei, ottenere riti propiziatori adeguati ed atribuire a questi l'arrivo tardivo delle pioggie, in realta' in perfetto orario.
Il potere dei sacerdoti finiva col condizionare in modo determinante il potere di Re, Imperatori e Faraoni , che, in quanto presentati come emanazioni dirette della divinita', o divinita' essi stessi, erano totalmenet soggetti all'interpretazione religiosa di ogni loro gesto, sino ad essere di fatto, schiavi di cerimoniali complessi ed astrusi che circoscriveva la loro liberta' d'azione ai voleri dei loro sacerdoti.
I Re Mesopotamici, probabilmente, non potevano scendere da letto senza che l'Auspice, delegato alla bisogna, indicasse loro quale piede posare per primo a terra.
Quando Amenophi IV , prendendo sul serio le proprie origini divine, decise di imporre al popolo egizio, una religione monoteistica, muto' il proprio nome in Akenaton, figlio del Sole, ed impose l'adorazione di un solo Dio, Aton, il Sole, cio' comportava ovviamente l'esautorazione di una miriade di Sacerdoti offiacianti i culti di un Pantheon pittosto nutrito, quale era quello Egizio.
Ovviamete i sacerdoti trovatisi disoccupati non accettarono di buon grado la novita', ma, non potendosi opporre apertamente alla persona del Faraone, considerato dal popolo un vero Dio incarnato, agirono dietro alle quinte ed in breve tempo riuscirono ad organizzare, con il consenso di colui che doveva essere il successore di Akenaton, una rivolta popolare e militare , il Faraone scomodo fu ucciso, i templi di Aton furono rasi al suolo ed il suo nome fu cancellato da tutte le iscrizioni in tutto l'Egitto.
Con la progressiva separazione del potere politico da quello religioso, avvenuta nelle culture Occidentali, si attenuo' , di pari passo, la forza del controllo religioso sulle popolazioni che dovette essre sostituito da un insieme di regole laiche che avevano come fine dichiarato, non piu' la benevolenza degli dei o la Beatitudine Eterna, ma un piu' pratico e comprensibile, benessere terreno.
Nella nostra cultura, faticosamente mutuata da quella Calvinista Aglosassone, si e' affermata la convinzione sociale che il benessere ed il successo terreni, non siano in contrasto con quelli ultraterreni, raggiungibili solo 'Post Mortem', cosi' he le crune degli aghi si sono dilatate sino a misura di cammello, ed iricchi possono andare in Paradiso.
Su queste basi poggia tuttora gran parte delle regole sociali che ci conducono, ma c'e' una piccola serie di condizioni senza di cui il sistema sociale non riesce a funzionare:
I - Le regole devono essere sostanzialmete, ed acriticamente, accettate dalla stragrande maggioranza dei componenti la societa'.
II - Perche' la prima condizione si verifichi e' necessario che le regole stesse prevedano un sistema 'Premiante' per chi vi si adegua in toto, ed un sistema 'Punente' per i trasgressori.
III - Le conseguenze sociali del premio devono essere chiaramente e concretamente visibili per tutti come pure le conseguenze della punizione.
Se una sola di queste condizioni viene meno, od anche solo si attenua, il sistema sociale inizia un processo di degenarazione difficilmente reversibile.
Il premio per gli ossequienti e' rappersentato, apparentemete, dal benessere materiale, dalla ricchezza, in realta' il premio e' il potere che la ricchezza conferisce, e si manifesta visibilmente nel possesso di beni destinati a pochi eletti, nella possibilita' di vivere ed abitare in zone delle citta' particolarmente belle e lussuose.
La punizione per i trasgressori e' rappersentata dalla poverta', dalla assoluta mancanza di potere che ne consegue, ed alla soggezione ai potenti ossequienti, e finisce col manifestarsi visibilmente con la mancanza di beni e la necessita' di vivere ed abitare in zone delle citta' brutte e decadenti, abitualmente note come 'quartieri malfamati '.
Inoltre deve essere possibile la "scalata sociale", chiunque, a qualsiasi livello sociale si trovi, deve poter sperare di ascendere la scala sociale sino a raggiungere i massimi livelli, anche perche' uno dei premi previsti ( ma non dichiarati ) e' la possibilita', una volta raggiunto il vertice, di trasgredire impunemente le stesse regole la cui osservanza e' richiesta per permettere la scalata.
La trasgressione alle regole, interpretata dalla societa' come sintomo di devianza o persino di pazzia, spesso e' soltanto la conseguenza di una incapacita' o di una volonta' negativa di adatattarsi a regole imposte dall'esterno e tendenti a fini non condivisi.
Una delle caratteristiche fondamentali dell'insieme delle regole che regge una societa' e' quello di sclerotizzarsi all'unisono con le arterie di coloro che le hanno promulgate, divenendo obsolete, contraddittorie e sostanzialmente ingiuste, ogni tentativo di emendarle, per adattarle a nuove esigenze, si traduce in nuove regole, che si sommano e sovrappongono a quellle esistenti, aumentando la confusione e l'impossibilita' pratica di ottemperare; cosi' trionfano gli avvocati i fiscalisti ed i giudici.
In passato chi incappava nelle punizioni sociali, e veniva relegato a livelli sociali infimi, per aver commesso crimini che non prevedevano la pena di morte, veniva, uffiacialmente o meno, incoraggiato a migrare altrove, con metodi piu' o meno drastici, quali esilio, deportazione, o semplicemente rendendo la fuga l'unico modo di sopravvivere.
Il May Flower non trasportava soltanto Padri Pellegrini, per altro non partcolarmente graditi in patria, ma anche transfughi politici, tutt'altro che graditi, anzi, ricercati quali ospiti per le patrie galere.
Il continente Australiano fu usato dall'Inghilterra come "penitenziario a cielo aperto" e vi furono deportati una
quantita' di individui socialmente dannosi o semplicemente scomodi.
L'Amrica e 'Australia sono state inizialmente popolate da tutti coloro che non riuscivano a trovare in Europa una collocazione sociale che consentisse loro di vivere, spinti dalla fame o dall'insofferenza, abbandonavano una societa' che li respingeva, per carcare oltre la Frontiera cio' che non potevano avere in patria, barattando una sicurezza, sostanzialmente inesistente, con una vita dura ed una qualche forma di "Liberta' ".
La Frontiera e' stata in realta' la valvola di sfogo che ha permesso all'Europa di espellere le tossine sociali, rappresentate dai comportamenti trasgressivi degli affamati e dei disadattati e di mantenersi cosi' ordinata e pulita, almeno in apparenza.
Credo che oggi il problema piu' grave di tutta la "Civilta' Occidentale" sia rappresentato dal fatto di non avere piu' a disposizione continenti inesplorati ove mandare, o lasciar andare, i trasgressori; il fatto di non avere piu' la "Frontiera", dove uomini scomodi, perche' inadatti a vivere in una societa' ordinata, assieme a veri e propri criminali patologici, affrontano la vita dura e pericolosa dei pionieri per costruirsi un mondo adatto a loro, e che in relata' non fanno altro che spianare la strada alla stessa societa' ordinata da cui erano stati espulsi.
Ogni societa' ha bisogno dei propri "margini", servono a delimitare ed evidenziare, come ho gia' detto, le conseguenze del sistema premiante/punente; la condizione e' che questi "margini" rimangano tali, senza mai mescolarsi e confondersi con la parte "sana" della socita'.
Non potendo piu' essere espulsi, per mancanza di terre d'esilio, od isolati, per semplice mancanza di carceri sufficienti, gli individui che non riescono ad adattarsi rimangano a far parte della societa', i loro anomali comportamenti vengono perseguiti e repressi, ma le "Forze dell'Ordine" possono assolvere alla loro funzione istituzionale, di individuare ed isolare i trasgressori, soltanto a condizione che questi rappresentino una piccolissima percetuale della popolazione, quando questa percentuale cresce, diventano sostanzialmente impotenti.
Ed e' proprio la constatazione della sostanziale impotenza dei poteri istituzionali nei confronti della criminalita' che, dapprima, stimola la richiesta di maggiore severita' e prontezza nella repressione, poi scivola nella sfiducia nelle istituzioni stesse, ed in coloro che le rappresentano.
Cosi' la societa' deve destinare uomini e risorse sempre crescenti al solo scopo di reprimere le trasgressioni, poi, poco a poco, accetta restrizioni, apparentemente marginali, delle proprie liberta', pur di non esporsi ai rischi rappresentati da una criminalita' che e' divenuta praticamente impossibile da reprimere.
Un tipico esempio di queste "restrizioni marginali" lo si puo' incontrare andando in Banca od all'Aereoporto; se volete entrare in banca dovete prima svuotare le tasche di tutto cio' che di metallico vi si trova, senno' la vocetta sintetica del metal detector vi invita a tornare indietro, sotto lo sguardo annoiato-indagatore del vigilate di turno.
Anni fa' avevo un amico che andava in giro con una radiografia del suo ginocchio sinistro, corredata di certificato medico, ove era ben visibile e certificata la presenza di un perno d'acciaio impiantatogli a seguito di un incidente sportivo, e cio' dopo che si era trovato quattro mitra spianati sotto il naso al varco di ingresso di un aeroporto.
Questi sono considerati mali minori e , pur di ridurre i rischi di rapine in banca e di dirottamenti aerei, vengono accettati come si accettano, sia pur con fastidio, le intemperanze meteorologiche; alla mia sensibilita' suonano invece come i primi passi verso restrizioni ben piu' gravi e difficilmente sopportabili, applicate sempre in nome del "Bene Comune", nel Superiore Interesse della Comunita'.
A questo punto alcuni reati sono diventati talmente diffusi che nasce il concetto, che a me sembra un tantino abberrante, di "micro criminalita' ", il furto d'auto e' quasi uno sport nazionale, si rimedia assicurandosi contro il furto, cosi' ognuno di noi e' libero di scegliere se farsi derubare "una tantum" dai ladri oppure, in permanenza, dalla Compagnia Assicuratrice.
Cio' ha una conseguenza sottile e devastante; il sentirsi ingiustamente tartassati dall'Assicurazione induce individui, per altro corretti ed ossequienti, ad indulgere in comportamenti scorretti nei confronti delle stesse Assicurazioni, che a loro volta si difendono rincarando i premi e rendendo sempre piu' dificile e defatigante ottenere i risarcimenti; con cio' ottengono il risultato di indurre altri, onesti e corretti, a considerare giustificato il fatto di comportarsi in modo non corretto nei loro confronti, e cosi' via all'infinito.
Man mano che questo tipo di situazione si consolida inizia un altro fenomeno altrettanto devastante, i cittadini "per bene" assistono quotidianamente ad ogni tipo di trasgressione sociale e si aspetterebbero, almeno quando i trasgressori vengono individuati, venisse loro impartita la giusta punizione, invece accade che, proprio quelli che sono noti "coram populo" come incalliti trasgressori, esibiscano tutti i segni di una posizione economica, e quindi sociale, che avrebbe dovuto derivare loro da un comportamento altamente virtuoso, mentre la gente "per bene" che si suda quotidianamente la pagnotta, e' relegata ad un ruolo economico e sociale di infimo ordine.
Cosi' si attenua progressivamente la percezione generale della bonta' , e della necessita', delle regole stabilite, al punto che trasgressioni sempre piu' gravi vengano considerate sempre piu' veniali; individui che, per educazione e cultura, rifuggirebbero da ogni scorrettezza sociale, non si sentano minimamente dannosi per la societa' quando truffano l'assicurazione dell'auto con un incidente fasullo o gonfiato, o quando comprano per strada, o sui piazzali degli Autogrill, oggetti di valore ad un prezzo che ne denuncia, di per se' , o la provenienza furtiva o la falsita' .
Precio' accade che "onesti cittadini" cadano vittima di truffatori che posso perpetrare ai loro danni le abituali truffe, sempre le stesse da tempi immemorabili, semplicemente basandosi sulla sostanziale disonesta' della gente "per bene"; ovviamente nessuno compra un oggetto ritenendolo "una patacca", deve quindi penasare che si tratti di refurtiva ed aquistandolo pensa segretamente di godere, almeno in parte, dei frutti di comportamenti che non avrebbe mai il coraggio di tenere in prima persona.
Progressivamente sfugge alla coscienza comune che il furto non avrebbe scopo se la refurtiva non avesse mercato, ed il fatto, ovvio, che i ladri non commerciano refurtiva tra di loro, ma che gli acquirenti finali sono sempre, o quasi, cittadini onesti e rispettosi, sembra non interessare piu' nessuno.
Si arriva cosi' allo stadio in cui le tre condizioni, sopra enunciate e04 , e che sono assolutamente essenziali al funzionamento di un qualsiasi sistema sociale, non sono piu' vere, anzi sono addirittura sovvertite nella loro applicazione, nei loro effetti e nei loro assunti di base.
Mi piacerebbe, giunto alla conclusione della mia analisi, iniziare l'enunciazione di una serie di infallibili ricette per porre rimedio ai malesseri descritti; putroppo gli unici rimedi che vedo sono non meno scoraggianti dei mali cui dovrebbero porre fine, sia pur temporaneamente.
Ho sempre saputo che la civilta', in senso molto lato, non si puo' mai imporre per decerto, non sono sufficienti le regole, se chi le formula e chi ne cura l'applicazione non ha la piena, quasi cieca, fiducia di tutti coloro cui le regole vanno applicate; ma se le regole non funzionano per imposizione, ma soltanto per consenso, bisogna innanzitutto guadagnarsi questa fiducia, da cui puo discendere poi il consenso.
Penso che se voglio poter sperare in una societa' futura un po' piu' vivibile, non ho altra scelta che allevare generazioni di individui dotati di fortissimo senso critico, della capacita' di valutare gli evanescenti confini tra il naturale egoismo individuale ed i vantaggi di una convivenza civile, che, pero', comporta rinuncie, e di fare sempre la scelta migliore.
E per fare cio' non posso limitarmi ad enunciare principi teorici, a favoleggiare di "valori inalienabili", devo piuttosto far si' che non esista, mai, la piu' infinitesimale distanza tra cio' che faccio nella vita di ogni giorno e cio' che dichiaro essere i miei principi guida.
Ho parlato in prima persona perche' queste mie pagine non vogliono, e non possono, essere suggerimenti ad alcuno, cerco di attenermi quotidianamente ai concetti che ho enunciato, spero di esserne sempre capace, spero che chi mi conosce e mi guarda non trovi tutto cio' ridicolo.
 
E QUI SONO GIUNTO AI MARGINI
 
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