Osservatore   Anonimo

NULLA e' MAI quello che SEMBRA ESSERE..... Forse.

 

L' UOMO E L' ENERGIA

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Da molto tempo ormai la parola "energia" compare sempre piu' spesso, nelle chiacchere che, quotidianamente, ci vengono ammannite sotto le mentite spoglie di "informazione", per lo piu' la parola "energia" e' accompagnata da aggettivi quali; Pulita - Alternativa - Rinnovabile, usati a scopo santificatorio, o da altri quali; Nucleare - Chimica - Inquinante, usati con lo scopo contrario.

In particolare "nucleare" e' stato usato talmente a sproposito da contribuire a provocare l'episodio che segue :

Una anziana signora doveva sottoporsi ad una T.A.C. (Tomografia Assiale Computerizzata) realizzata col metodo della Risonanza Magnetica Nucleare, la signora in oggetto, suggestionata dai significati oscuramente minacciosi, associati alla parola incriminata, si e' avvicinata alla macchina infernale in uno stato di profonda tensione emotiva; terminato l'esame ha avuto un malore, sia pur lieve e momentaneo, dovuto soprattutto a "stress" ed a debolezza di altre origini.

Ho personalmente impiegato molto tempo per spiegarle, in termini comprensibili, che era stata sottoposta ad una serie di impulsi di onde radio e che "nucleare" si riferiva alle risonanze dei nuclei degli atomi del suo corpo e non ad altro; non so se sia stato sufficiente a liberarla dal dubbio di essere stata sottoposta a radiazioni micidiali, e che il malore fosse in realta' il primo sintomo di un avvelenamento da radiazioni "nucleari".

Credo, anzi, so con certezza, che confusioni ed ambiguita' di questo tipo sono fenomeni estremamente diffusi tra la gente; non considero cio' accettabile da nessun punto di vista, vorrei che il concetto di "Energia" fosse chiaro a tutti nella sua semplice evidenza, questa e' una delle ragioni che motivano lo scritto che segue e che, more solito, prende le mosse da molto lontano.
Immaginiamo un semplicissimo ecosistema costituito da un prato di trifoglio verde e rigoglioso; la quantita' di trifoglio che puo' essere prodotta da quel prato dipende essenzialmente da tre fattori, la superficie del prato, la quantita' d'acqua disponibile sotto forma di pioggia, la quantita' di energia solare che illumina il prato.
Trascurero', per semplicita', le sostanze nutritive contenute nel suolo e tutta la fauna microscopica che scompone i residui organici negli elementi semplici che li costituiscono, chiudendo cosi' il ciclo vitale.
Introduciamo ora una coppia di conigli, questi si nutrono del trifoglio e si riproducono, i nuovi nati fanno altrattanto, dopo un certo tempo i conigli saranno decine o centinaia; il numero di conigli che puo' vivere in questo elementare ecosistema dipende dal tasso di crescita dei conigli in rapporto alla capacita' del trifoglio di compensare le perdite dovute all'alimetazione dei conigli, ci sara' quindi una iniziale esplosione demografica dei conigli che cessera' soltanto quando i nuovi nati non troveranno piu' sufficiente foraggio per crescere e riprodursi, il numero dei conigli decrescera' e di conseguenza il trifoglio disponibile tornera' ad aumentare permettendo un nuovo aumento dei conigli, il sistema raggiungera' un equilibrio dinamico oscillando intorno ad un punto medio, senza mai poterlo raggiungere stabilmente; anche il numero di conigli dipendera' infine dalla quantita' di energia solare che il trifoglio e' in grado di trasformare in massa vegetale.
Introduciamo ora una coppia di volpi, queste si nutrono di conigli, anche le volpi avranno una iniziale esplosione demografica che portera' alla drastica diminuzione del numero di conigli, le volpi dovranno, di conseguenza, diminuire di numero sino a che il sistema trovera' un nuovo equilibrio dinamico.
In utima analisi vedremo il sistema assestarsi con un numero di conigli, oscillante tra un minimo ed un massimo, ed un certo numero di volpi, anchesso oscillante tra due etremi; ovviamente anche il numero delle volpi che il sistema puo' sostenere dipende dall'energia solare che giunge loro attraverso due trasformazioni successive, prima in carboidrati nelle piante e poi in proteine e grassi, nei conigli.
Se non intervengono mutamenti esterni l'ecosistema potra' conservare indefinitamente il suo equilibrio dinamico; questa e' anche spesso descritta come la "catena alimentare", ed ha una delle principali caratteristiche di una catena; la sua resistenza totale non puo' in nessun caso superare la resistenza del suo anello piu' debole; l'anello piu' debole della catena alimentare e' prprio il primo, la fonte di energia.
Un parametro fondamentaledel processo di trasmissione dell'energia, attraverso la catena alimentare, e' il tempo che trascorre tra la sua disponibilita' ed il suo utilizzo; le piante utilizzano l'energia solare immediatamente e la impiegano per produrre carboidrati, i conigli, nutrendosi di trifoglio, trasformano i tessuti vegetali in proteine e grassi, usando energia solare giunta sul pianeta giorni, settimane o mesi prima ed immagazzinata nelle piante.
Le volpi devono attendere che i conigli crescano e quindi utilizzano energia solare accumulata in mesi od anni.
Le specie animali che accumulano, in primavera ed estate, scorte alimenatri non fanno altro che immagazzinare energia solare da usare quando questa scarseggera', in inverno, quando le piante, che la utilizzano direttamente, sono in fase di riposo o di minima produzione.
Un periodo di siccita', una serie di inverni particolarmete rigidi, possono far diminuire drasticamente la quantita' di energia solare disponibile per la trasformazione e, la carenza di trifoglio che ne consegue, si propaga attraverso tutto l'ecosistema provocando la riduzione generalizzata del numero di individui che il sistema puo' sostentare.
Quando i mutamenti ambientali avvengono molto lentamente le varie specie tendono ad adattarsi, attraverso la selezione degli individui che portano, nel loro genoma, le caratteristiche che li rendono piu' idonei a prosperare nel nuovo ambiente che si va configurando.
Se i mutamenti sono troppo rapidi molte specie, semplicemente, si estinguono, lasciando libere le nicchie ecologiche che occupavano, a disposizione di nuove specie, anche molto diverse e geneticamente lontane.
Possiamo complicare a volonta' questo semplicissimo ecosistema, introducendo un qualsiasi numero di specie vegetali, animali e microscopiche, si stabiliranno interazioni incrociate tra tutte le specie che renderanno sempre piu' complessi ed inestricabili gli equilibri raggiungibili, ma rimarra' sempre e comunque valido il legame con la fonte primaria di energia che alimeta il sistema, il sole.
Ora introduciamo l' "Homo Sapiens"; da principio non cambia nulla, salvo il fatto che l'uomo, essendo uno dei pochi, ma non l'unico, in grado di assimilare sia tessuti vegetali che animali, si inserisce nella catena alimentare a piu' livelli contemporaneamente, ma cio' non e' determinante; deve continuare a dipendere dalla fonte di energia primaria e dalla velocita' con cui l'energia si propaga attraverso la catena alimentare per giungere sino a lui.
Poi inizia un processo nuovo e che produce un vero sconvolgimento di alcune delle regole, sino ad allora, fisse ed inderogabili, l'uomo, come tutte le specie, si moltiplica ed ha bisogno di sempre maggiori risorse per sopperire alle necessita' di sopravvivenza di un numero crescente di individui.
Per attingere a maggiori risorse e' necessario estendere il territorio di caccia e raccolta, ma per muoversi e cacciare in un territorio piu' vasto occorre piu' fatica, e quindi piu' cibo, per trasportare le prede sino al luogo dove e' accampata la tribu'; l'uomo cattura vivi animali fisicamente adatti allo scopo e li carica delle sue prede, e di se stesso.
Addomesticando animali da lavoro l'uomo ha semplicemente dirottato un flusso di energia esterno introducendolo nel proprio ciclo vitale, cosa che gli permette di crescere di numero sfruttando una maggior quantita' di energia distribuita su di un territorio sempre piu' vasto senza alcuna modificazione della sua struttura fisica.
Nel corso del processo di espansione, allontanandosi dalla zona climatica di origine, incontra climi sempre piu' marcatamente stagionali, e sorge un nuovo tipo di difficolta'; l'inverno, la discontinuita' nella disponibilita' dell'energia solare e quindi delle risosrse alimentari.
Le specie autoctone hanno in gran parte risolto il problema adattandosi biologicamente e sviluppando la capacita' di entrare in un letargo invernale piu' o meno profondo, l'uomo non attende le ere necessarie a sviluppare capacita' simili; utilizza le pelliccie, degli animali che cattura, per ripararsi durante i periodi freddi, impara a controllare il fuoco, e riscalda i luoghi in cui si rifugia, il fumo dei fuochi serve a sterilizzare la carne, che puo' essere cosi' conservata per periodi sufficientemente lunghi da coprire i suoi bisogni alimentari durante la stagione in cui le prede scarseggiano o mancano del tutto.
Ora l'uomo ha fatto un altro passo fondamentale, utilizzando legna secca da ardere, libera energia solare
immagazzinata anni prima nei tessuti vegetali, conserva il cibo, bloccandone la decomposizione naturale, e rende lineare la sua disponibilita' di risorse alimentari, mentre la disponibilita' di energia soalre varia col variare delle stagioni.
In pratica ha esteso il suo territorio vitale a zone dove non avrebbe potuto vivere se non attendendo di mutare biologicamente al punto di adattarsi ai nuovi ambienti.
Questa strategia e' premiante, in termni evolutivi, ed ha permesso all'uomo di espandersi sull'intero pianeta in tempi brevissimi.
Man mano che le necessita' alimentari crescono, col cresecere del numero degli individui, l'uomo attinge a scorte di energia solare immagazzinate in tempi sempre piu' lontani; il carbone non e' altro che energia solare fossile, vecchia di milioni d'anni, il petrolio risale probabilmente ad ere ancora precedenti.
Prima di proseguire desidero sottolineare che l'uomo e' , nel bene e nel male, cio' che e', soltanto perche' ha trovato il modo di aggirare la debolezza dell'anello iniziale della catena e di immettere nel proprio ciclo vitale flussi enormi di energia preclusi a tutte le altre specie.
Credo sia chiaro che l'uomo, in veste di specie intelligente, e' indissolubilmente legato e condizionato dalla quantita' di energia che e' in grado di immettere nel proprio ciclo vitale, qualsiasi diminuzione di questo flusso comporta una regressione a stadi evolutivi precedenti.
Sarebbe opportuno, parlando di "Energia", non perdere mai di vista questi semplici, essenziali punti di partenza; i "ritorni alla natura", tanto auspicati da alcuni, altro non sono che la fuga da un presente, e da un futuro, che appaiono sempre piu' complessi da gestire e sempre piu' carchi di responsabilita' da assumere, sono nientaltro che la nostalgia dell' Innocenza primordiale, il desiderio di ritornare a "Paradisi Perduti" mai posseduti, la voglia di rinunciare all'intelligenza per tornare alla piu' inconsapevole animalita'.
Il punto essenziale della qustione energetica e' che l'uomo comincia, soltanto ora, a rendersi conto di aver assunto un ruolo planetario da cui non e' consentito retrocedere, pena l' estinzione della specie.
Delle enormi responsabilita' che questo ruolo comporta ho in mente di parlare in un prossimo scritto, cercando, come sempre, di inquadrare il problema da un punto di vista molto piu' vasto e generale di quelli , limitati e troppo particolaristici, che ci vengono quotidianamente presentati.
 
PER ORA CON L' ENERGIA HO FINITO
 
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